{"id":9017,"date":"2011-07-22T11:22:34","date_gmt":"2011-07-22T11:22:34","guid":{"rendered":"https:\/\/www.carlofrancio.net\/?p=9017"},"modified":"2011-07-22T11:26:29","modified_gmt":"2011-07-22T11:26:29","slug":"messina-cultura-sociale-solidarieta-%c2%abla-vergogna-e-la-fortuna%c2%bb","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.carlofrancio.net\/?p=9017","title":{"rendered":"Messina &#8211; Cultura sociale solidariet\u00e0 -\u00abLa vergogna e la fortuna\u00bb"},"content":{"rendered":"<h2><a href=\"https:\/\/www.carlofrancio.net\/wp-content\/uploads\/2011\/07\/locandina.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignleft size-medium wp-image-9019\" title=\"locandina\" src=\"https:\/\/www.carlofrancio.net\/wp-content\/uploads\/2011\/07\/locandina-213x300.jpg\" alt=\"\" width=\"213\" height=\"300\" srcset=\"https:\/\/www.carlofrancio.net\/wp-content\/uploads\/2011\/07\/locandina-213x300.jpg 213w, https:\/\/www.carlofrancio.net\/wp-content\/uploads\/2011\/07\/locandina.jpg 570w\" sizes=\"auto, (max-width: 213px) 100vw, 213px\" \/><\/a><a href=\"https:\/\/www.carlofrancio.net\/wp-content\/uploads\/2011\/07\/La-vergogna-e-la-fortuna.-Storie-di-rom.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignright size-full wp-image-9020\" title=\"La-vergogna-e-la-fortuna.-Storie-di-rom\" src=\"https:\/\/www.carlofrancio.net\/wp-content\/uploads\/2011\/07\/La-vergogna-e-la-fortuna.-Storie-di-rom.jpg\" alt=\"\" width=\"127\" height=\"200\" \/><\/a><span style=\"color: #ff00ff;\">venerd\u00ec 22 luglio 2011 ore 20.00<\/span><\/h2>\n<p><span style=\"color: #333399;\"><strong>Arena del Palacultura &#8211; (viale Boccetta)<\/strong><\/span><\/p>\n<h1>\u00ab<span style=\"color: #000080;\">La vergogna e la fortuna\u00bb<\/span><\/h1>\n<h3><span style=\"color: #3366ff;\">STORIE DI ROM<\/span><\/h3>\n<h2><span style=\"color: #0000ff;\">BIANCA STANCANELLI<\/span><\/h2>\n<p>Presenta: <span style=\"color: #003366;\"><strong>Silvana Polizzi<\/strong><\/span><\/p>\n<p>Legge: <strong><span style=\"color: #003366;\">Patrizia Rizzo<\/span><\/strong><\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/www.carlofrancio.net\/wp-content\/uploads\/2011\/07\/IMG_2825.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignright size-thumbnail wp-image-9037\" title=\"Consolata - Giornata mondiale delle migrazioni -\" src=\"https:\/\/www.carlofrancio.net\/wp-content\/uploads\/2011\/07\/IMG_2825-150x150.jpg\" alt=\"\" width=\"150\" height=\"150\" \/><\/a>Contorniamo con qualche foto che testimoniano l&#8217;impegno della Diocesi di Messina nel grande campo dell&#8217;accoglienza degli Immigrati e dei ROM, il pezzo di presentazione apparso sul <span style=\"color: #003300;\"><strong>BLOG Articolo 21<\/strong><\/span><br \/>\n<a href=\"https:\/\/www.carlofrancio.net\/wp-content\/uploads\/2011\/07\/IMG_2809.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignleft size-thumbnail wp-image-9018\" title=\"Consolata - Giornata mondiale delle migrazioni -\" src=\"https:\/\/www.carlofrancio.net\/wp-content\/uploads\/2011\/07\/IMG_2809-150x150.jpg\" alt=\"\" width=\"150\" height=\"150\" \/><\/a>\u00abArticolo 21 &#8211; Libri e Giornalismo -&#8221;La vergogna e la fortuna&#8221; (di Bianca Stancanelli)<\/p>\n<p><span style=\"color: #993300;\">\u00abCi sono le ladre rinchiuse nel carcere romano di Rebibbia e le bambine mandate a mendicare, ma anche la giovane regista di Torino superpremiata per il film in cui racconta la storia della sua famiglia e la sua passione per Woody Allen, l&#8217;artista che ha scolpito il monumento in onore del Porrajmos, <a href=\"https:\/\/www.carlofrancio.net\/wp-content\/uploads\/2011\/07\/IMG_2341.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"size-thumbnail wp-image-9022 alignleft\" title=\"MIGRANTI-siamo tutti sulla gr\u00c3\u00b9-06\" src=\"https:\/\/www.carlofrancio.net\/wp-content\/uploads\/2011\/07\/IMG_2341-150x150.jpg\" alt=\"\" width=\"150\" height=\"150\" \/><\/a>l&#8217;Olocausto rom, l&#8217;ex maestro che rifiut\u00f2 di insegnare nelle classi speciali per i rom e che, alla guida di un&#8217;associazione, si batte per tirar fuori la sua gente dal degrado dei campi nomadi, il ragazzino di origine slava che a scuola \u00e8 tra i primi della classe e da grande vuole fare il soldato, i rumeni sgomberati dalle baraccopoli abusive di Milano che oggi vivono in dignitosi appartamenti. \u00c8 un caleidoscopio di storie che riunisce italiani, slavi, rume<span style=\"color: #ff00ff;\"><a href=\"https:\/\/www.carlofrancio.net\/wp-content\/uploads\/2011\/07\/IMG_2345.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignright size-thumbnail wp-image-9021\" title=\"MIGRANTI-siamo tutti sulla gr\u00c3\u00b9-08\" src=\"https:\/\/www.carlofrancio.net\/wp-content\/uploads\/2011\/07\/IMG_2345-150x150.jpg\" alt=\"\" width=\"150\" height=\"150\" \/><\/a><\/span>ni nel ritratto sorprendente di un popolo apparso in Italia nel 1422, ma<\/span><br \/>\n<span style=\"color: #993300;\">ancora oggi considerato sempre e solo straniero. Rimprovera all&#8217;autrice la fragile Ermina: \u00abCi giudicate senza averci conosciuto\u00bb. Il viaggio che questo libro propone \u00e8 un viaggio di conoscenza, un utile antidoto contro l&#8217;assedio dei luoghi comuni, a cominciare dal primo, il pi\u00f9 diffuso, che gli zingari siano nomadi.\u00bb<\/span><\/p>\n<p>\u00ab<span style=\"color: #0000ff;\">BIANCA STANCANELLI<\/span>, autrice del libro &#8220;<span style=\"color: #0000ff;\"><strong>La vergogna e la fortuna&#8221;<\/strong><\/span> ha gentilmente messo a disposizione dei lettori di <span style=\"color: #003300;\"><strong>Articolo21<\/strong><\/span> uno dei capitoli del suo libro.<\/p>\n<p><!--more--><\/p>\n<p><span style=\"color: #800000;\"><strong>\u00ab<\/strong>Il suo sogno italiano, Ramona pu\u00f2 riassumerlo in sette parole: \u00abfare una vita bella per i figli.\u00bb Mi accompagna da lei Donatella De Vito. Ramona ha trentasei anni, un mari\u00adto cinque anni pi\u00f9 grande e tre figli. Appartiene alla gene\u00adrazione che ha fatto in tempo a conoscere la Romania co\u00admunista e il dopo. Preferiva la dittatura: \u00abQuando lui era vivo, lavoravi.\u00bb Non pronuncia il nome di Nicolae Ceau\u00adsescu: solo quell\u2019ingombrante pronome evocativo. Quan\u00addo c\u2019era \u201clui\u201d, Ramona si guadagnava da vivere come con\u00adtadina nei campi di mais e suo marito aveva un impiego come operaio in fabbrica. Caduto il regime, hanno perso il lavoro. Nel 2003 hanno deciso di venire in Italia, lascian\u00addo alla nonna materna, all\u2019inizio, i tre figli. A Milano sono arrivati nel campo di via Capo Rizzuto, verso l\u2019au\u00adtostrada per Torino, una baraccopoli nascosta tra gli al\u00adberi. Ci abitavano trecento persone: alcuni avevano chie\u00adsto l\u2019asilo politico, altri, portandosi dietro un figlio mala\u00adto, avevano ottenuto un permesso di soggiorno. Per due anni vissero in pace e in miseria. \u00abNessuno veniva a tro\u00advarci\u00bb dice Ramona, e quel nessuno \u00e8 la polizia. Niente di cui gioire, in quella quiete: \u00abAvevo una vita malissima.\u00bb Suo marito \u00e8 un musicista della casta dei lau\u00adtari, il suo strumento, purtroppo, \u00e8 la batteria. Purtrop\u00adpo? Gli amici con cui era venuto, musicisti come lui, an\u00addavano a suonare in metropolitana e guadagnavano beni\u00adno, ma non potevano portarselo dietro \u00abperch\u00e9 faceva troppo rumore.\u00bb Per tirare avanti, Ramona chiedeva l\u2019e\u00adlemosina davanti ai supermercati. Nel giugno del 2005 li sgomberarono e sulla loro strada si alz\u00f2 la mano protet\u00adtrice della Casa della Carit\u00e0.Cinque anni dopo, la famiglia di Ramona vive in affit\u00adto, in un bilocale di periferia. L\u2019appartamento \u00e8 modesto e confortevole. Ai balconi, sgargianti tende di garza ros\u00adsa, contro il malocchio. La figlia maggiore, che ha venti\u00addue anni, \u00e8 impegnata in un tirocinio come assistente alla persona, una via di mezzo tra un\u2019infermiera e una badan\u00adte, il figlio sedicenne frequenta un corso per diventare meccanico, il piccolo va a scuola, il marito \u00e8 stato assunto in una cooperativa che ha in appalto dal Comune la puli\u00adzia delle docce pubbliche, Ramona lavora come domesti\u00adca, una sua sorella di vent\u2019anni si \u00e8 sposata con un italia\u00adno e gli ha pure confessato di essere rom senza esserne ripudiata (ma ai suoceri non l\u2019hanno detto, non si sa mai), altre due sorelle, che si erano trasferite in Italia con la famiglia, sono tornate indietro perch\u00e9 non hanno tro\u00advato nulla. Quanto alla Romania, i suoi figli non hanno nessuna intenzione di tornarci e lei vuole solo dimenticar\u00adla: \u00abSperiamo che non ci vado pi\u00f9.\u00bb<\/span><br \/>\n<span style=\"color: #800000;\">Questo quadretto di tranquillit\u00e0 domestica prospera al riparo di un\u2019identit\u00e0 \u201cdi copertura\u201d. Nessuno dei vicini, dei datori di lavoro, dei compagni di classe dei figli sa che la famiglia \u00e8 zingara. La Casa della Carit\u00e0 ha giudicato che tacere questo dettaglio sia il metodo migliore per offri\u00adre ai rom sgomberati l\u2019opportunit\u00e0 di rifarsi una vita.Sembrano precauzioni eccessive, ma l\u2019esperienza inse\u00adgna che non sono mai troppe. Ramona si \u00e8 giocata un posto scoprendosi per sbaglio come zingara e ancora non se lo perdona. L\u2019errore, forse un minuscolo peccato di vanit\u00e0, \u00e8 stato prender parte a un film con i comici Ale e Franz.<\/span><br \/>\n<span style=\"color: #800000;\">S\u2019in\u00adtitolava, come per sberleffo, Mi fido di te. \u00c8 successo nel 2006, quando da due anni Ramona faceva le pulizie a casa di una ricca signora milanese che vendeva a domicilio abiti firmati, aveva un vasto giro d\u2019amicizie e l\u2019abitudine di semi\u00adnare i soldi per casa senza problemi. Capitava che la signo\u00adra andasse a prendere Ramona alla fermata della metropo\u00adlitana e che, in macchina, incontrassero rom. La signora si sfogava: \u00abChe gente schifosa, questi zingari: ne arrivano a milioni, non se ne pu\u00f2 pi\u00f9.\u00bb<\/span><br \/>\n<span style=\"color: #800000;\">Seduta accanto a lei, rigida come un lampione, Ramona farfugliava: \u00abMa davvero, ma che schifo\u00bb e tremava di paura al pensiero che da un segno, da un gesto, la signora capisse che anche lei era zingara e la cacciasse. N\u00e9 Ramona n\u00e9, probabilmente, la sdegnata si\u00adgnora che le sedeva accanto potevano sapere che la capita\u00adle della Lombardia ha un\u2019antica tradizione di odio antiziga\u00adno. Uno dei pi\u00f9 brutali editti che mi sia capitato di leggere \u00e8 una grida pubblicata a Milano l\u20198 agosto 1693. Consente a chiunque incontri zingari \u00abd\u2019ammazzarli impune e levar loro ogni sorta di robbe, bestiami e denari che gli trovasse.\u00bb Trecento anni dopo quella grida, Ramona traccia i suoi giudiziosi distinguo tra gli zingari: \u00abI rom jugoslavi sono cattivi davvero. Anche noi rumeni siamo zingari, ma non facciamo male.\u00bb La ascolto, non replico: dopotutto, per\u00adch\u00e9 a noi italiani soltanto deve essere riservato il privile\u00adgio del pregiudizio? La sua conclusione non ammette re\u00adpliche: \u00abTutti credono che i zingari fanno male, cos\u00ec non ti danno lavoro se sei zingaro.\u00bb Quando accett\u00f2 di recitare in quel film, in una partici\u00adna minuscola, confusa in un gruppo di rom, Ramona non sospettava che la signora avrebbe mai potuto saperlo. Lo scopr\u00ec, invece; forse qualcuno che aveva visto il film le rifer\u00ec che, tra gli zingari che recitavano la parte di allegri truffaldi, c\u2019era Ramona. Stanata, non pot\u00e9 pi\u00f9 nasconder\u00adsi: \u00abSai come stavo male quando quella signora ha saputo che ero zingara? Prima mi dava i soldi della spesa, mi fa\u00adceva tenere le chiavi. Dopo il film, mi stava sempre vicino, mi controllava, alla fine mi ha lasciato a casa.\u00bb Grazioso eufemismo per definire il licenziamento di una presunta nomade.Don Massimo Mapelli mi dice che, per i progetti che riguardavano pi\u00f9 di duecento rom sgomberati negli anni dal 2005 al 2007, sono stati impiegati due milioni di euro. \u00c8 meno della met\u00e0 della cifra che il Comune ha speso in sgomberi nei quattro anni dal 2006 al 2010. Ma gli sgom\u00adberi producono solo altri sgomberi, in uno sfiancante in\u00adseguimento tra guardie e zingari, mentre i progetti della Casa della Carit\u00e0 hanno trasformato i minacciosi invasori in famiglie serene. Non tutti e non sempre, naturalmente. E non senza frizioni, difficolt\u00e0, inciampi. Don Massimo sa bene che \u00abdovendo sopravvivere, i rom tendono a concepire la relazione con te secondo il modello \u201cdevo succhiare tutto quello che posso\u201d.\u00bb<\/span><br \/>\n<span style=\"color: #800000;\">Come se il mangh\u00e9l, l\u2019elemosina, fosse diventato uno stile di vita.\u00abL\u2019idea che ha guidato gli interventi sui rom \u00e8 sempre stato l\u2019assistenzialismo. Farli passare all\u2019autonomia \u00e8 complicato.<\/span><br \/>\n<span style=\"color: #800000;\">Noi ce l\u2019abbiamo fatta perch\u00e9, detto brutalmente, eravamo a casa nostra, potevamo mettere le cose in chiaro: se non ci stai, amici come prima, ma te ne vai. \u00c8 quello che nei campi non si pu\u00f2 fare. Intendiamoci, non tutti accettano. Qualche famiglia se ne \u00e8 andata, ha preferito continuare a vivere in quel sottobosco dove l\u2019informale si lega all\u2019illegale.\u00bb\u00c8 in quel sottobosco che gli zingari, spesso, incontrano gli italiani. Don Massimo fa un esempio: \u00abNei campi abu\u00adsivi, abbiamo scoperto che i rom lavoravano in nero a fab\u00adbricare bancali, perch\u00e9 gli zingari non li vuole nessuno, ma i bancali in nero li vogliono tutti. Allora abbiamo fondato una cooperativa per fabbricarli noi, mettendoci dentro sette rom e due nordafricani. In un anno di crisi pesante come il 2009, abbiamo creato posti di lavoro e regolarizza\u00adto un settore che era in nero.\u00bb<\/span><\/p>\n<p><span style=\"color: #800000;\">In nome di un\u2019esperienza lunga cinque anni, don Mas\u00adsimo pu\u00f2 dichiarare: \u00abIl problema rom \u00e8 un problema che, finch\u00e9 resta tale, \u00e8 utilizzabile.\u00bb Amara sentenza che d\u00e0 ragione della curiosa inefficienza milanese nell\u2019inventare soluzioni diverse dai brutali, costosi, inutili sgomberi e di altre storie accadute qua e l\u00e0 in Italia. Come la cacciata dei prefetti di Roma e di Venezia, rimossi d\u2019autorit\u00e0 \u2013 e senza spiegazioni \u2013 nel pieno dell\u2019\u201cemergenza nomadi\u201d. Il pri\u00admo, nel novembre 2008, fu Carlo Mosca, prefetto di Roma che rifiut\u00f2 di prendere le impronte ai bambini rom e mai venne meno al motto \u00abSi sgomberano le macerie, non le persone.\u00bb Il secondo, nel dicembre 2009, \u00e8 stato Michele Lepri Gallerano, prefetto di Venezia per quattro mesi: il tempo di gestire il trasloco di 38 famiglie di sinti veneziani dalle baracche a un villaggio di casette allestito dal Comu\u00adne. <\/span><br \/>\n<span style=\"color: #800000;\">Trasloco compiuto a mezzanotte, in trentotto minuti \u2013 troppo pochi perch\u00e9 le torpide truppe antizigane potes\u00adsero accorgersene e impedirlo<strong>.\u00bb<\/strong><\/span><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>venerd\u00ec 22 luglio 2011 ore 20.00 Arena del Palacultura &#8211; (viale Boccetta) \u00abLa vergogna e la fortuna\u00bb STORIE DI ROM BIANCA STANCANELLI Presenta: Silvana Polizzi Legge: Patrizia Rizzo Contorniamo con &hellip; <\/p>\n","protected":false},"author":1,"featured_media":9018,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[10,16,63,1,48],"tags":[426,106],"class_list":["post-9017","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-cultura","category-eventi","category-promozione-umana","category-senza-categoria","category-sociale","tag-cultura","tag-solidarieta-volontariato"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.carlofrancio.net\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/9017","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.carlofrancio.net\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.carlofrancio.net\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.carlofrancio.net\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/1"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.carlofrancio.net\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=9017"}],"version-history":[{"count":18,"href":"https:\/\/www.carlofrancio.net\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/9017\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":9041,"href":"https:\/\/www.carlofrancio.net\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/9017\/revisions\/9041"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.carlofrancio.net\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/media\/9018"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.carlofrancio.net\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=9017"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.carlofrancio.net\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=9017"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.carlofrancio.net\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=9017"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}