{"id":13010,"date":"2012-09-22T15:35:15","date_gmt":"2012-09-22T15:35:15","guid":{"rendered":"https:\/\/www.carlofrancio.net\/?p=13010"},"modified":"2013-06-05T09:32:27","modified_gmt":"2013-06-05T09:32:27","slug":"acireale-la-presenza-del-cardinale-carlo-maria-martini-al-1-convegno-delle-chiese-di-sicilia-1985","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.carlofrancio.net\/?p=13010","title":{"rendered":"Acireale &#8211; \u00abLa presenza del &#8220;Cardinale Carlo Maria Martini&#8221;- al 1\u00b0 Convegno delle Chiese di Sicilia-1985\u00bb"},"content":{"rendered":"<p><a href=\"https:\/\/www.carlofrancio.net\/?attachment_id=13011\" rel=\"attachment wp-att-13011\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"size-medium wp-image-13011 alignright\" title=\"3-CCI19092012_00000\" alt=\"\" src=\"https:\/\/www.carlofrancio.net\/wp-content\/uploads\/2012\/09\/3-CCI19092012_00000-153x240.jpg\" width=\"153\" height=\"240\" srcset=\"https:\/\/www.carlofrancio.net\/wp-content\/uploads\/2012\/09\/3-CCI19092012_00000-153x240.jpg 153w, https:\/\/www.carlofrancio.net\/wp-content\/uploads\/2012\/09\/3-CCI19092012_00000-306x480.jpg 306w, https:\/\/www.carlofrancio.net\/wp-content\/uploads\/2012\/09\/3-CCI19092012_00000.jpg 510w\" sizes=\"auto, (max-width: 153px) 100vw, 153px\" \/><\/a><a href=\"https:\/\/www.carlofrancio.net\/?attachment_id=13012\" rel=\"attachment wp-att-13012\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignleft size-large wp-image-13012\" title=\"2-CCI19092012_00001\" alt=\"\" src=\"https:\/\/www.carlofrancio.net\/wp-content\/uploads\/2012\/09\/2-CCI19092012_00001-636x480.jpg\" width=\"550\" height=\"415\" srcset=\"https:\/\/www.carlofrancio.net\/wp-content\/uploads\/2012\/09\/2-CCI19092012_00001-636x480.jpg 636w, https:\/\/www.carlofrancio.net\/wp-content\/uploads\/2012\/09\/2-CCI19092012_00001-318x240.jpg 318w, https:\/\/www.carlofrancio.net\/wp-content\/uploads\/2012\/09\/2-CCI19092012_00001.jpg 800w\" sizes=\"auto, (max-width: 550px) 100vw, 550px\" \/><\/a><\/p>\n<h1><span style=\"color: #008000;\"><span style=\"color: #0000ff;\"><a title=\"Carlo Maria Martini\" href=\"https:\/\/www.carlofrancio.net\/?attachment_id=13017\"><span style=\"color: #0000ff;\">LA CHIESA SOTTO LA FORZA DELLA PAROLA:<\/span><\/a><\/span>\u00a0<\/span><a title=\"Carlo Maria Martini\" href=\"https:\/\/www.carlofrancio.net\/?attachment_id=13017\"><span style=\"color: #008000;\">NELLA BIBBIA, NEL CONCILIO, NELL&#8217;OGGI<\/span><\/a><\/h1>\n<p><span style=\"color: #0000ff;\"><strong>Card. Carlo Maria Martini<\/strong><\/span><br \/>\nGrazie di cuore, Eminenza Reverendissima, per le Sue parole e per il Suo invito. Mi trovo tra voi con grande gioia, pur se sono un po&#8217; intimidito, quasi impressionato da un&#8217;assemblea tanto vasta. Vedendo per\u00f2 che mi accogliete con amore e con affetto, mi sento a mio agio e quindi pronto a superare la difficolt\u00e0 di parlare in un Con\u00advegno che ha avuto una cos\u00ec lunga preparazione. Rischio, infatti, di inserirmi dal di fuori non avendo avuto modo di seguire da vicino tutto ci\u00f2 che \u00e8 stato portato avanti in questi anni.<br \/>\nLa mia presenza sottolinea anche uno scambio tra Chiese: poche settimane fa, Sua Eminenza il Cardinale Pappalardo era a Milano e parlava ai nostri giovani. Ho per Lui il messaggio di un bambino che gli ha servito la Messa: \u00ab Me lo saluti molto \u2014 mi ha detto \u2014, gli porti il mio saluto \u00bb.<br \/>\nUn altro bambino mi ha scritto: \u00ab Grazie, grazie per avere invi\u00adtato qui il Cardinale Pappalardo \u00bb.<br \/>\nSaluto cordialmente, a nome della Chiesa di Milano, tutti gli ec\u00adcellentissimi Vescovi, i presbiteri, i religiosi, le religiose, i laici, l&#8217;intero popolo di Dio. Sono venuto qui come vescovo di Milano, Diocesi in cui vivono molti dei vostri fratelli, sorelle, amici: sono persone che incontro continuamente nelle Visite pastorali e che operano attivamente nelle parrocchie e nelle comunit\u00e0.<br \/>\nSono venuto tuttavia anche con l&#8217;interesse di vedere come si fa un Convegno ecclesiale, per riflettere e poter preparare meglio il pros\u00adsimo Convegno della Chiesa Italiana che si svolger\u00e0 prossimamente a Loreto, e che potr\u00e0 quindi prendere esempio da questo.<br \/>\nC&#8217;\u00e8 un altro motivo di gratitudine: voi mi avete offerto l&#8217;occa\u00adsione di ripensare al tema della figura della Chiesa oggi, sotto la forza della Parola di Dio, a partire dalla Scrittura.<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignright size-large wp-image-13013\" title=\"1-CCI19092012_00002\" alt=\"\" src=\"https:\/\/www.carlofrancio.net\/wp-content\/uploads\/2012\/09\/1-CCI19092012_00002-622x480.jpg\" width=\"550\" height=\"424\" srcset=\"https:\/\/www.carlofrancio.net\/wp-content\/uploads\/2012\/09\/1-CCI19092012_00002-622x480.jpg 622w, https:\/\/www.carlofrancio.net\/wp-content\/uploads\/2012\/09\/1-CCI19092012_00002-311x240.jpg 311w, https:\/\/www.carlofrancio.net\/wp-content\/uploads\/2012\/09\/1-CCI19092012_00002.jpg 800w\" sizes=\"auto, (max-width: 550px) 100vw, 550px\" \/><\/p>\n<p>Questo tema mi ha per\u00admesso di rintracciare un cammino iniziato tanto tempo fa, nel 1971.<br \/>\nIn quell&#8217;anno mi trovavo a Roma, all&#8217;Istituto Biblico, e il Cardinal Pappalardo, da poco giunto a Palermo, mi invit\u00f2 gentilmente a tenere, proprio a Palermo, alcune conferenze pubbliche perch\u00e9 si inaugurava l&#8217;Istituto teologico S. Giovanni Evangelista. Nei giorni scorsi ho ri\u00adtrovato gli appunti di quelle lezioni il cui titolo era: \u00ab La comunit\u00e0 cristiana dell&#8217;epoca apostolica e le nostre comunit\u00e0 \u00bb.<br \/>\nRivedendoli, mi sono posto la domanda:<br \/>\nChe cosa \u00e8 cambiato per me in questi 15 anni, a proposito di questo tema?<br \/>\nChe cosa \u00e8 cambiato in s\u00e9, con quale diverso atteggiamento ci rimettiamo di fronte ad esso?<br \/>\nSono cos\u00ec nate le riflessioni, molto semplici, che vi far\u00f2.<br \/>\nIn un primo tempo, il titolo che mi era stato proposto per la mia relazione era: \u00ab Per un rinnovato stile evangelico del nostro essere Chiesa oggi: presupposti biblici ed ecclesiologici \u00bb. Mi sembra impor\u00adtante spiegare anzitutto che cosa intendiamo per \u00ab oggi \u00bb.<\/p>\n<p>Che cosa intendiamo per \u00ab oggi \u00bb<br \/>\n&#8211; Oggi costituisce per me un punto di arrivo di una riflessione iniziata 15-20 anni fa su questo tema, a partire dagli Atti degli Apo\u00adstoli;<br \/>\n&#8211; Oggi \u00e8 quello della Chiesa e della societ\u00e0 italiana in cui il vostro Convegno si colloca. Per specificare meglio, possiamo dire: oggi a vent&#8217;anni dal Concilio Vaticano II, quindi in un momento in cui, come Chiesa universale, ci prepariamo a riflettere, con un Sinodo straor\u00addinario, su ci\u00f2 che vuol dire il Concilio vent&#8217;anni dopo;<br \/>\n&#8211; Oggi 1985, l&#8217;anno del Convegno ecclesiale \u00ab Riconciliazione cristiana e comunit\u00e0 degli uomini \u00bb, in cui le due linee \u2014 evangeliz\u00adzazione e comunione\/comunit\u00e0 \u2014 si intersecano per interrogarsi sul\u00adl&#8217;unit\u00e0 del cammino della Chiesa Italiana. \u00c8 anche il 40\u00b0 del 25 aprile 1945: il 40\u00b0 di un&#8217;esperienza sociale, politica, culturale che, bene o male, c&#8217;\u00e8 ancora e, per questo, ci impone momenti di riflessione;&#8230;(tratto dagli ATTI DEL CONVEGNO DELLE CHIESE DI SICILIA-1985)<\/p>\n<p><span style=\"color: #800000;\"><strong>Nota personale<\/strong><\/span><\/p>\n<p>Per chi ha voglia di &#8220;gustare&#8221; un intervento &#8216;profetico sulle conseguenze delle nuove tecnologie, l&#8217;uso di INTERNET e tanto altro, pu\u00f2 continuare a leggere cliccando in basso su &#8220;<span style=\"color: #ff0000;\">continua a leggere&#8221;<\/span> o aprire il \u00a0<span style=\"color: #ff0000;\"><strong>File PDF\u00a0<\/strong><\/span>cliccando sul titolo iniziale\u00a0<a title=\"Carlo Maria Martini\" href=\"https:\/\/www.carlofrancio.net\/?attachment_id=13017\">LA CHIESA SOTTO LA FORZA DELLA PAROLA:<\/a>\u00a0<a title=\"Carlo Maria Martini\" href=\"https:\/\/www.carlofrancio.net\/?attachment_id=13017\">NELLA BIBBIA, NEL CONCILIO, NELL&#8217;OGGI<\/a><\/p>\n<p><strong>. E&#8217; un intervento di grande spessore, che ho potuto ascoltare dal vivo insieme al &#8216;mio Parroco Don Domenico Crucitti-<\/strong><\/p>\n<p><!--more--><\/p>\n<p>&#8211; Oggi, come ultimo scorcio del secondo millennio. Giovanni Paolo II fa spesso riferimento, con tono profetico, all&#8217;anno Duemila, chiamando il nostro tempo \u00ab tempo di Avvento \u00bb, di avvento del terzo millennio.<br \/>\nTra queste quattro coordinate dell&#8217;oggi, mi fermo brevemente sull&#8217;ultima, perch\u00e9 ci permetter\u00e0 di approfondire la nostra riflessione.<br \/>\nPi\u00f9 volte mi sono chiesto, sfogliando i documenti e i discorsi del S. Padre, il motivo della sua insistenza sull&#8217;anno Duemila. Confesso che, prima della \u00ab Redemptor hominis \u00bb non avevo pensato molto all&#8217;imminenza del terzo millennio. Eppure quell&#8217;enciclica comincia con questa menzione, la sottolinea pi\u00f9 volte, e poi, nella Bolla di indizione dell&#8217;Anno Santo, nuovamente il Papa ricorda \u00ab l&#8217;avvento dell&#8217;anno Duemila \u00bb, per ritornare sul tema nell&#8217;atto di consacrazione e di affi\u00addamento del genere umano a Maria.<br \/>\nIl Papa vuole, a mio parere, farci comprendere l&#8217;importanza del\u00adl&#8217;oggi indicandone la svolta epocale. Il 2000, come realt\u00e0 cronologica, non \u00e8 particolarmente diversa dal 1999 o dal 2001. Segna tuttavia una scelta epocale che presenta alcune caratteristiche: infatti, grazie al processo accelerato della tecnica, ci troveremo in un momento della storia umana in cui, mai come prima, l&#8217;umanit\u00e0 potr\u00e0 essere \u00ab una \u00bb. La molteplicit\u00e0 dei mezzi di comunicazione, di informazione, dei com- puters nelle case, dar\u00e0 agli uomini una straordinaria possibilit\u00e0 di co\u00admunicare tra loro in modo rapidissimo, in tempo reale, fin nelle situa\u00adzioni pi\u00f9 semplici delle famiglie.<br \/>\nD&#8217;altra parte, lo stesso progresso tecnologico dar\u00e0 all&#8217;umanit\u00e0 una formidabile possibilit\u00e0 di autodistruzione, di decretare il proprio sui\u00adcidio attraverso la potenza delle armi distruttive.<br \/>\nAlla paradossale opposizione tra la potenza dell&#8217;umanit\u00e0 di essere \u00ab una \u00bb e quella di sbriciolarsi nel nulla, si aggiungono altre realt\u00e0 che, forse, ci toccano nel quotidiano ancora di pi\u00f9. Nel campo del lavoro, la fatica dell&#8217;uomo sar\u00e0 ridotta al massimo e il lavoro sar\u00e0 quindi facile, agile, semplice: nello stesso tempo, per\u00f2, difficilmente l&#8217;uomo riuscir\u00e0 a dominare il progresso tecnico vincendo la disoccupa\u00adzione e la fame.<br \/>\nL&#8217;insieme di queste contraddizioni impongono delle decisioni forti e drammatiche che, a mio avviso, Giovanni Paolo II intende sottoli\u00adneare quando dice che oggi siamo alla vigilia di un momento epocale in cui l&#8217;avvenire dell&#8217;umanit\u00e0 sar\u00e0, assai pi\u00f9 che nella storia prece\u00addente, oggetto di nostre decisioni libere, di scelte ragionevoli e corag\u00adgiose.<br \/>\n\u00c8 proprio su questo punto che, nel desiderio di approfondire il titolo primitivo della relazione affidatemi, io leggo il nostro essere chiesa oggi per un rinnovato stile evangelico.<\/p>\n<p>Essere Chiesa oggi<br \/>\nLa domanda comincia a delinearsi:<br \/>\nChe cosa comporta oggi, in questo 1985, l&#8217;essere Chiesa, in po\u00adsitivo e in interrogativo?<br \/>\nHo trovato luce nelle relazioni preparate per questo Convegno, in particolare in quella del gruppo Teologico, che descrive l&#8217;immagine di Chiesa del presente ispirandosi ai<br \/>\nI &#8211; Lo stile evangelico di una Chiesa fondata sulla forza della Parolagrandi temi del Vaticano II. \u00c8 mutato il modello del Vescovo; sono mutati i rapporti Vescovo- Presbiterio; \u00e8 mutato il rapporto Vescovo-Laici; sono mutati i rap\u00adporti Presbitero-Laici.<br \/>\nAlla radice di questi mutamenti ci sono la categoria interamente teologica della \u00ab comunione \u00bb \u2014 almeno come istanza \u2014, e quella altrettanto teologica ma pi\u00f9 con esiti sociologici o esperienziali, della \u00ab partecipazione \u00bb.<br \/>\nSi potrebbe riassumere, con queste e altre simili frasi, come l&#8217;es\u00adsere della Chiesa oggi tenta di porsi in relazione con le necessit\u00e0 pla\u00adnetarie che si affacciano all&#8217;orizzonte.<br \/>\nDi conseguenza, l&#8217;interrogativo sul nostro essere Chiesa oggi si traduce in due domande:<br \/>\n&#8211; Siamo capaci oggi di essere Chiesa?<br \/>\n&#8211; Abbiamo veramente, come popolo di Dio in Italia, un \u00ab sensus ecclesiae \u00bb adeguato?<br \/>\nRiassumo alcune indicazioni che mi sono state scritte in vista del Convegno di Loreto e che presentano motivi di allarme.<br \/>\nQualcuno, molto pensoso del tempo presente, dice che la fonda\u00admentale urgenza del Convegno della Chiesa Italiana, dal punto di vista ecclesiale, \u00e8 il processo, piuttosto rapido negli ultimi anni, di sfoca\u00admento e di offuscamento del \u00ab sensus ecclesiae \u00bb nella Chiesa Italiana.<br \/>\nE ancora: nello stesso laicato cattolico pi\u00f9 impegnato, per non parlare della situazione di larghe fasce del mondo giovanile, non si sa pi\u00f9 bene che cosa significhi e che cosa implichi l&#8217;essere Chiesa. Il gran\u00adde movimento pastorale e teologico che ha animato molti decenni del nostro secolo e che ha portato alla stesura della \u00ab Lumen Gentium \u00bb, si sarebbe progressivamente depotenziato.<br \/>\nBisogna nuovamente muovere verso una nitida e pura autocoscien\u00adza di Chiesa.<br \/>\nBisogna riprendere in modo libero e paziente l&#8217;educazione della comunit\u00e0 cristiana alla Chiesa.<br \/>\nDa voci come queste \u2014 che potrebbero essere diversamente cali\u00adbrate a seconda delle Ragioni e dei luoghi \u2014 nasce la figura pi\u00f9 precisa per la ricerca della nostra riflessione. Procederemo secondo tre punti:<br \/>\nCome essere Chiesa oggi, con stile evangelico fondato sulla forza della Parola?<br \/>\nCome questo essere Chiesa si specifica, a partire dalla Bibbia, nella dottrina conciliare?<br \/>\nCome, infine, pone domande all&#8217;oggi della societ\u00e0 italiana?<\/p>\n<p>Vorrei esprimere, in sintesi rapidissima, le caratteristiche della Chiesa degli Atti degli Apostoli \u2014 di cui per molti anni mi sono oc\u00adcupato a motivo dei miei studi \u2014, di quella Chiesa cio\u00e8 che, nascendo direttamente dalla forza del Vangelo, rimane punto di riferimento per ogni generazione.<\/p>\n<p>Prima caratteristica-, la Chiesa degli Atti degli Apostoli \u00e8 da com\u00adprendersi in relazione al Cristo vivo e risorto. Essa \u00e8 tutta relativa al Cristo, non soltanto nella memoria e\u00a0nell&#8217;esempio di coloro che a Lui si sono affidati ma perch\u00e9 Cristo continua a vivere nella storia, nella vita degli altri uomini e delle altre donne che assumono lo stile, il cuore, la mentalit\u00e0, l&#8217;agire di Cristo.<\/p>\n<p>\u00c8 il Vangelo come evento che continua nel tempo, \u00e8 il Vangelo, specchio permanente della Chiesa che si fa realt\u00e0 di vita, che continua a fare della storia la storia di salvezza.<br \/>\nIl libro degli Atti degli Apostoli nasce da questa grande intui\u00adzione: la vita di Ges\u00f9 non termina con la sua ascensione al cielo per\u00adch\u00e9 l&#8217;unica vicenda di salvezza continua nella storia attraverso coloro che portano il nome di Ges\u00f9 e la sua Parola.<br \/>\nSiamo davanti ad una formidabile intuizione che introduce un nuovo modo di leggere la storia umana: Cristo \u00e8 presente in tutte le pieghe della storia.<br \/>\nCristo si moltiplica, per cos\u00ec dire, nelle diverse storie degli uo\u00admini che, avendo creduto alla sua Parola e lasciandosi cambiare inte\u00adriormente dalla sua morte e risurrezione, lo testimoniano senza divi\u00adderlo. \u00c8 l&#8217;immagine del corpo nella sua estensione storica, oltre che nella presenza cronologica di coloro che, in un dato momento, costitui\u00adscono la Chiesa. \u00c8 l&#8217;unit\u00e0 diacronica della Chiesa, che si esprime mi\u00adsteriosamente nell&#8217;unit\u00e0 di ogni singolo con tutti coloro che credono, nell&#8217;unit\u00e0 delle diverse chiese con l&#8217;unica Chiesa, e quindi nelle diverse forme in cui molteplicit\u00e0 e unit\u00e0 vengono a rapportarsi nella moltiplicazione storica dell&#8217;unica esperienza di Cristo.<br \/>\nL&#8217;intera dinamica degli Atti degli Apostoli sta in questa intui\u00adzione: i cristiani che si radunano a Corinto, a Troade, a Filippi, sono la stessa cosa di quelli che si radunavano a Gerusalemme o in Galilea.<br \/>\nIl problema della molteplicit\u00e0 e dell&#8217;unit\u00e0 \u00e8 stato all&#8217;origine della meditazione di Luca nel libro degli Atti; in particolare, il problema dell&#8217;unit\u00e0 con il popolo ebraico, l&#8217;unico popolo legittimo erede della promessa. Noi \u2014 riflette Luca \u2014 che viviamo a Corinto o ad Atene e non abbiamo nessuna parentela quasi neanche culturale con l&#8217;unico popolo delle promesse, non siamo un altro popolo ma l&#8217;unico e iden\u00adtico popolo dei salvati, che cammina nella storia. La meditazione degli Atti sta tutta nel conciliare la molteplicit\u00e0 delle diverse esperienze le\u00adgittimandone l&#8217;unit\u00e0, e quindi cogliendo il divenire storico dell&#8217;unico Cristo nella molteplicit\u00e0 delle esperienze dei credenti e delle chiese.<\/p>\n<p>Seconda caratteristica-, l&#8217;unit\u00e0 nella molteplicit\u00e0 \u00e8 data dallo Spi\u00adrito. E questa, per Luca, \u00e8 la soluzione del problema. La Chiesa di Cristo \u00e8 la Chiesa dello Spirito: lo Spirito \u00e8 realt\u00e0 vivente che garan\u00adtisce l&#8217;identit\u00e0 dell&#8217;esperienza di tutte le Chiese con quella della prima Chiesa di Gerusalemme, e con l&#8217;esperienza di Cristo stesso e dei suoi discepoli.<br \/>\nSi tratta di un&#8217;unit\u00e0 vivente \u2014 non semplicemente fondata su delle leggi o su dei contenuti \u2014 che permette di esprimere veramente il Cristo il cui Spirito, dono del Risorto, si trova nella molteplicit\u00e0 del tempo e dello spazio.<br \/>\nPer la Chiesa primitiva \u00e8 quindi importante cercare di determi\u00adnare le realt\u00e0 in cui lo Spirito si esprime in maniera privilegiata: la Parola, l&#8217;Eucaristia, i Ministeri. La Chiesa diventa cos\u00ec una figura or\u00adganica: non uno spumeggiare di forze ma un corpo ordinato, con membra gerarchicamente correlate, un corpo storico e visibile che, in maniera continuativa, rivela la ricchezza delle esperienze dello Spirito.<\/p>\n<p>Terza caratteristica: la Chiesa degli Atti \u00e8 una comunit\u00e0 dinami\u00adca, sbilanciata, protesa in avanti. Nell&#8217;arco di pochi decenni la predica\u00adzione cristiana raggiunge tutto il mondo conosciuto, tutto l&#8217;ecumene del primo secolo. Alla base del suo dinamismo c&#8217;\u00e8 una precisa coscienza missionaria: la comunit\u00e0 si sentiva vitalmente relativa alla forza del Vangelo che, per sua intrinseca natura, \u00e8 destinato ad ogni uomo.<\/p>\n<p>Il Vangelo \u00e8: \u00ab potenza di Dio per salvare chiunque ha fede \u00bb (Rin 1, 16); \u00abGuai a me se non annuncio Cristo\u00bb (1 Cor 9, 16); \u00ab Non possiamo non dire quello che abbiamo visto ed ascoltato \u00bb (At 4, 20); \u00ab Quelli che vivono non vivano pi\u00f9 per se stessi ma per Lui \u00bb (2 Cor 5, 15).<\/p>\n<p>Il dinamismo del Vangelo, la missionariet\u00e0 delle primitive co\u00admunit\u00e0 deriva da Colui che nel Vangelo \u00e8 annunciato: Cristo Ges\u00f9, salvezza di ogni uomo. Il primato assoluto di Cristo, la sua incompa\u00adrabilit\u00e0 con ogni altro salvatore, suscitano la caratteristica dell&#8217;aper\u00adtura universale della Chiesa degli Atti.<br \/>\nNasce lo stile di vita personale e comunitario dei fedeli: stile che rivela l&#8217;appartenenza a Cristo, stile di obbedienza allo Spirito, conti\u00adnuamente assimilato dalla Parola e nell&#8217;Eucaristia.<br \/>\nCi \u00e8 facile cogliere, leggendo gli Atti, come la vita dei credenti fosse motivo di stupore e di ammirazione per la gente, incitamento ad aggregarsi alla comunit\u00e0.<br \/>\nTalora la comunit\u00e0 che vive lasciandosi muovere dallo Spirito, incontra delle crisi, delle difficolt\u00e0 che sembrano bloccare il suo cam\u00admino e per\u00f2 sfociano in una nuova missionariet\u00e0. Basta pensare al mar\u00adtirio di Stefano e alla persecuzione contro la comunit\u00e0 di Gerusalemme, che segnano l&#8217;inizio della prima grande espansione e coinvolgono la stessa persona di Paolo che diventer\u00e0 il grande missionario.<br \/>\nQueste, in sintesi, le caratteristiche della Chiesa primitiva, che sono i presupposti biblici dell&#8217;essere Chiesa nel tempo, dell&#8217;essere l&#8217;uni\u00adca Chiesa che permanentemente riproduce e fa rivivere il Cristo nella storia.<\/p>\n<p>II &#8211; L&#8217;ecclesiologia del Concilio Vaticano II<\/p>\n<p>Cerchiamo ora di riesprimere quanto abbiamo detto con l&#8217;accen\u00adtuazione che riceve nella ecclesiologia del Concilio e quindi con il linguaggio che, a partire dalla Bibbia e dalle grandi intuizioni bibliche, viene riproposto.<br \/>\nVolendo una formula sintetica, possiamo dire: dalla Comunione la Missione.<br \/>\nCi viene incontro l&#8217;icona biblica della vite e dei tralci (Gv 15). Il tema che pi\u00f9 frequentemente \u00e8 messo in luce nei commenti alla para\u00adbola della vite e dei tralci \u00e8 quello della comunione dei credenti con Cristo, comunione profonda e indispensabile.<\/p>\n<p>Tuttavia la parabola ci permette di cogliere il tema della missio\u00adne, del dinamismo di una Chiesa strettamente legata a Cristo, nutrita dal suo Spirito, fatta corpo organico.<br \/>\nQuesto dinamismo emerge da alcuni accenni espliciti del brano: i frutti da produrre, la scelta, l&#8217;invio dei discepoli da parte di Ges\u00f9. Per\u00f2 \u00e8 anche palese dal contesto generale dei discorsi dell&#8217;Ultima Cena, che sono di addio e insieme di missione: essi annunciano l&#8217;imminente ritorno di Ges\u00f9 al Padre, e preparano i discepoli a diventare, in forza dello Spirito Santo, la nuova presenza di Ges\u00f9 nel mondo.<br \/>\nDalla comunione, quindi, la missione: la Chiesa che si sente Cri\u00adsto nella storia in virt\u00f9 dell&#8217;unico Spirito, che assume una figura sto\u00adrica dai contorni precisi, \u00e8 la stessa Chiesa che \u00e8 inviata continuamente per essere testimone fino agli estremi confini della terra.<br \/>\nSe pensiamo ai temi conciliari e teologici con cui viene espressa la realt\u00e0 della comunione e della missione, noi dobbiamo riconoscere che, mentre la coscienza cristiana sembra avere assimilato il primo te\u00adma, appare ancora impacciata di fronte a quello della missione. Un impaccio dato dalle nostre condizioni particolarmente difficili di cristia\u00adnit\u00e0 e non puramente a livello ideologico o mentale.<br \/>\nIl rinnovamento ecclesiale promosso dal Concilio ha aiutato i cre\u00addenti a integrare la visione societaria funzionale esteriore della Chiesa in una visione pi\u00f9 profonda che privilegia le categorie del mistero, dei doni dello Spirito, della comunione con Cristo.<br \/>\nPi\u00f9 lenta e difficile appare, a livello di coscienza capillare diffusa, la comprensione e l&#8217;attuazione del messaggio relativo alla missione.<br \/>\n\u00c8 un fatto che io esperimento quotidianamente. Nella nostra Dio\u00adcesi ci siamo fermati per un intero anno pastorale sul tema della missionariet\u00e0 e ho scritto una lettera: \u00ab Partenza da Emmaus \u00bb, nella quale ho espresso la difficolt\u00e0 che le comunit\u00e0 cristiane sentono di fronte alla missionariet\u00e0. Mi sono servito dell&#8217;episodio biblico di Esa\u00f9 e Gia\u00adcobbe che lottano nel seno della madre.<br \/>\nC&#8217;\u00e8, infatti, dentro ciascuno di noi, lo spirito di Giacobbe che vor\u00adrebbe andare lontano, occuparsi di chiamare tanti; e c&#8217;\u00e8 per\u00f2 anche Esa\u00f9, il casalingo, colui che sta volentieri tra le sue cose, a curare il proprio orto. Citavo, al proposito, le parole di un bravissimo parroco della periferia di Milano, molto zelante e attivo, che un giorno mi disse: \u00ab Vede, io ho ventimila anime in Parrocchia. Ma le tremila che frequentano assiduamente mi danno talmente da fare, riempiono tal\u00admente il tempo di noi preti, che ce ne resta ben poco per pensare seriamente alle altre \u00bb.<\/p>\n<p>Per questo ho detto che la fatica di una missionariet\u00e0 vissuta quotidianamente ha a che fare con una situazione sociologica, con la situazione del tipo di cristianesimo che, almeno in certe regioni, vi\u00adviamo.<br \/>\nCi sono, magari, dei gesti generosi, con l&#8217;invio di alcune persone o di molti aiuti alle \u00ab terre di missione \u00bb ma in realt\u00e0 non si sanno trovare le vie per guardarsi attorno con spirito missionario.<br \/>\nD&#8217;altra parte, il tema della missione non riguarda solo la Chiesa come soggetto, per ci\u00f2 che essa pu\u00f2 realizzare in s\u00e9 ma chiama in causa anche le leggi e le modalit\u00e0 e i dinamismi concreti secondo cui la Chiesa si colloca e cresce nella storia, nella societ\u00e0.<br \/>\n\u00c8 qui che il tema dell&#8217;emergenza e dei discernimenti affiora. Oc\u00adcorre l&#8217;analisi dei fatti contingenti, l&#8217;interpretazione delle situazioni, la comprensione di ci\u00f2 che sta maturando nella vita concreta di tutti gli uomini, il confronto critico con gli eventi e le voci della cultura, la vicinanza coraggiosa a coloro che non hanno voce e mezzi per farsi sentire ed accogliere in un determinato contesto sociale.<\/p>\n<p>A) Il messaggio teologico sul tema della missione, che parte dal Concilio, \u00e8 aperto a ulteriori sviluppi, pone dei pilastri ma richiede un&#8217;ulteriore elaborazione dei principi. L&#8217;aver fondato strettamente, rigorosamente la missione nella comunione \u00e8 un punto di riferimento che permette grande respiro. Rileggendo attentamente la \u00ab Lumen gentium \u00bb e la \u00ab Dei Verbum \u00bb, ci accorgiamo che la comunione con Cristo, parola vivente del Padre, non \u00e8 aggiunta alla vita dell&#8217;uomo ma \u00e8 la sua verit\u00e0 ultima: ogni uomo, per il fatto di essere uomo, \u00e8 chia\u00admato a partecipare al destino di Cristo, a diventare figlio di Dio in forza dello Spirito di Ges\u00f9 Figlio unigenito. Dio si rivela per chiamare tutti alla comunione con s\u00e9. E questo suppone, quindi, che questa comunione fondi una vocazione e una missione, che \u00e8 poi stile e vita della Chiesa. Quello che accade in coloro che vivono la comunione con Cristo deve accadere in ogni uomo, deve essere offerto ad ogni uomo, e non come qualcosa di aggiuntivo bens\u00ec come verit\u00e0, pienezza e speranza della sua vita.<\/p>\n<p>B) Per questo, il Vaticano II ha elaborato una antropologia cri\u00adstiana, una visione dell&#8217;uomo a partire da Cristo, per mostrare come la fede in Cristo \u00e8 l&#8217;interpretazione vera e autentica della vita umana. L&#8217;abbozzo di questa antropologia Io vediamo soprattutto nella \u00ab Gaudium et Spes \u00bb. Si tratta di un abbozzo un po&#8217; frammentario, a carat\u00adtere orientativo, anche perch\u00e9 sappiamo che la \u00ab Gaudium et Spes \u00bb \u00e8 un documento travagliato. Le intuizioni furono tante ma manc\u00f2 una ripresa unitaria, forse proprio perch\u00e9 la coscienza di Chiesa non aveva ancora maturato, a livelli globali, una visione unitaria.<br \/>\nIl compito di un approfondimento unitario ed organico di questa antropologia \u00e8 dunque affidato dal Concilio alla teologia e all&#8217;impegno pastorale di tutte le comunit\u00e0 cristiane.<br \/>\nLo scorso anno, nella Diocesi di Milano, dovendo programmare il Convegno catechistico diocesano, abbiamo concentrato, ad esempio, i nostri sforzi sulla Catechesi degli adulti e sulla figura del cristiano adulto. Ricordo che \u00e8 stato difficile trovare del materiale elaborato, dal punto di vista antropologico, sulla figura del cristiano adulto oggi, che \u00e8 appunto il riferimento della missione della Chiesa che tende a suscitare la pienezza di vita nel Cristo.<\/p>\n<p>Inoltre, la visione culturale con cui il Concilio ha elaborato un dialogo in vista di un&#8217;antropologia cristiana, \u00e8 mutata in questi vent&#8217;anni. Per indicare una data dei mutamenti possiamo assumere, come valenza emblematica, il famoso \u00ab Sessantotto \u00bb. Pi\u00f9 difficile ancora \u00e8 indicare i contenuti di questo mutamento culturale.<\/p>\n<p><em id=\"__mceDel\"> Rischiando qualche esemplificazione, diciamo che da un certo ot\u00adtimismo degli anni &#8217;60, forse un po&#8217; ingenuo, per la costruzione di una civilt\u00e0 del benessere in cui tutto fosse armonicamente collegato, si \u00e8 passati a un pessimismo, e talora a un disorientamento, circa il senso dell&#8217;agire umano. Le crisi sociali, in particolare la crisi giovanile e quella del lavoro, hanno contribuito a creare il senso di disagio e di paura. Dal \u00ab Sessantotto \u00bb in avanti, in toni meno accesi e per\u00f2 pi\u00f9 dolenti per quanto riguarda le realt\u00e0 sociali, economiche, politiche, la parola crisi copre molti aspetti dell&#8217;esperienza umana occidentale oggi.<br \/>\nCos\u00ec, da una cultura umanistica incentrata sulla persona (allora abbastanza accettata, almeno in una \u00e9lite culturale), si \u00e8 giunti a una cultura strutturalista attenta piuttosto al gioco anonimo delle strutture.<br \/>\nDa una societ\u00e0 industriale compatta, fiera di s\u00e9, fiduciosa nell&#8217;av\u00advenire, si \u00e8 giunti alla societ\u00e0 post-industriale, inquieta e timorosa sul futuro.<br \/>\nDalla fiducia nella collaborazione internazionale, si \u00e8 passati agli irrigidimenti, alla corsa agli armamenti, al dilagare della violenza, della paura, agli equilibri del terrore.<br \/>\nLa situazione di oggi \u00e8 quindi diversa da quella degli anni Ses\u00adsanta e il nostro compito non \u00e8 pi\u00f9 semplicemente di applicare in maniera materiale le interpretazioni di allora. Piuttosto, partendo dalle acquisizioni fondamentali del Concilio, radicate sulla Parola e sulla tradizione cristiana, a noi spetta di capire, criticare, purificare e sal\u00advare il modo di vivere e di pensare d&#8217;oggi.<br \/>\nIl Concilio d\u00e0 dei punti di riferimento assoluti, delle verit\u00e0 capaci di nutrire il cuore dell&#8217;uomo, apre degli orizzonti e induce un dina\u00admismo. Il dinamismo originario della Chiesa si deve ripetere oggi, se vogliamo che essa risponda alle esigenze che le stanno di fronte. Natu\u00adralmente, questo dinamismo rimane ogni giorno come un appello in\u00adtenso alla singola persona.<\/em><\/p>\n<p>III &#8211; I compiti della Chiesa nella societ\u00e0 italiana d&#8217;oggi<br \/>\nCerchiamo ora di riflettere sui compiti che la Chiesa, nel clima che ho descritto, \u00e8 chiamata ad affrontare nella societ\u00e0 italiana d&#8217;oggi, per essere fedele allo stile evangelico che emerge dalla Chiesa degli Atti degli Apostoli e della Parola di Dio.<em id=\"__mceDel\" style=\"font-size: 13px;\">\u00a0<\/em><\/p>\n<p>Mi limito a suggerire tre prospettive:<br \/>\n&#8211; l&#8217;apertura alla forza misteriosa della Parola nell&#8217;oggi;<br \/>\n&#8211; l&#8217;accoglienza delle provocazioni culturali;<br \/>\n&#8211; la dedizione al mistero della Parola nella vita e nella morte.<\/p>\n<p>Primo: l&#8217;apertura nell&#8217;oggi alla forza misteriosa della Parola, alla forza della riconciliazione operante in essa.<br \/>\nLa Chiesa sa di essere convocata e guidata dalla Parola fin dal\u00adl&#8217;inizio: questo vale per la costituzione interna della Chiesa, per la sua interna economia e comunione, e vale anche per la sua missione culturale, per il suo dinamismo, per la sua apertura.<br \/>\nLa Chiesa infatti sa che la Parola dalla quale essa \u00e8 costituita, \u00e8 la medesima Parola che era in principio, che ha creato il mondo e la storia, che viene in questo mondo dove illumina ogni uomo. Da questa certezza fondamentale parte il discorso.<br \/>\nCi si interroga spesso sul linguaggio: come dobbiamo tradurre le cose perch\u00e9 siano capite dagli altri? Come possiamo uscire da un linguaggio troppo ecclesiastico e parlare, invece, il linguaggio della gente? Sono domande giuste, legittime. Tuttavia io voglio sempre chie\u00addermi innanzitutto come raggiungere quella forza della Parola e dello Spirito che \u00e8 gi\u00e0 operante nel cuore di chi mi ascolta, da cui la persona che mi ascolta \u00e8 stata fatta, in cui riconosce la verit\u00e0 della sua vita.<br \/>\n\u00c8 soltanto attraverso il riferimento alla Parola che posso arrivare a fare brillare, in chi in un dato momento \u00e8 accecato sulla verit\u00e0, l&#8217;espli\u00adcita coscienza di questa Parola, disponendolo all&#8217;ascolto. Perch\u00e9 la<br \/>\nParola risuona nel cuore di ogni uomo, grazie alla creazione e all&#8217;azione universale dello Spirito.<br \/>\nNon si tratta quindi soltanto di un lavoro di traduzione di ter\u00admini o di una catechesi ben fatta: si tratta di capire chi \u00e8 l&#8217;uomo, chi sono le masse che mi stanno davanti, persone create da Dio, fatte inquiete da Dio finch\u00e9 non hanno raggiunto la coscienza di questo loro essere fatte.<br \/>\nDi fronte a un simile compito, noi ci imbattiamo nella gravissima difficolt\u00e0 proveniente da una mentalit\u00e0 orchestrata in maniera da non riuscire a filtrare, ad accogliere le tensioni verso la trascendenza, che sono nel cuore di ciascuno. Ci troviamo di fronte a una cultura che fa dell&#8217;uomo la misura totalmente autonoma di se stesso e di tutta la realt\u00e0.<\/p>\n<p>a) Per questo, credo che il primo compito della Chiesa sia l&#8217;edu\u00adcazione a ritrovare la dimensione contemplativa della vita, in cui l&#8217;uo\u00admo si dispone all&#8217;ascolto. Posso dire per esperienza che c&#8217;\u00e8 un grandis\u00adsimo desiderio di silenzio e di ascolto e che quando la gente viene aiutata a viverlo, si accorge che lo cercava. Quante volte mi sono tro\u00advato davanti a testimonianze di persone non credenti, o lontane dalla fede vissuta, che entrando nel Duomo al primo gioved\u00ec del mese e vedendo migliaia e migliaia di giovani, stretti gli uni gli altri in silen\u00adzio assoluto, si sono sentite contagiate da un bisogno che era dentro di loro e che non avevano mai scoperto!<\/p>\n<p><em id=\"__mceDel\" style=\"font-size: 13px;\">b) Un secondo compito di una Chiesa dinamica nella situazione presente, \u00e8 quello di prendere molto seriamente la ricerca di una pi\u00f9 profonda identit\u00e0 culturale da parte dell&#8217;Italia d&#8217;oggi.<\/em><\/p>\n<p><em id=\"__mceDel\"> Si dice che il popolo italiano nel suo insieme, pur con tutte le diversit\u00e0 di tradizioni, ha qualcosa di comunemente cristiano che si manifesta nella mentalit\u00e0, nel costume, negli atteggiamenti etici di fondo. Se analizziamo le radici di queste tradizioni culturali, scopriamo evidenti e decisivi influssi provenienti dal cristianesimo.<br \/>\nOccorrer\u00e0 illustrare questi influssi, mettere in luce la loro forza plasmatrice di veri valori umani, fare intendere come essi hanno creato unit\u00e0 tra correnti culturali diverse, si tratter\u00e0 di metterli a confronto con i nuovi problemi della societ\u00e0 italiana attuale.<br \/>\nNon riconosce forse lo stesso Concordato \u2014 che dovrebbe essere ratificato prossimamente \u2014 i valori permanenti della cultura cristiana cattolica per la nostra storia?<br \/>\nE non \u00e8 quindi necessario e utile approfittare di tutti i mezzi per metterli in luce con le valenze profonde e con la figura di uomo che ad esse sottosta? Tante persone che hanno magari abbandonato la pro\u00adblematica religiosa, potrebbero essere sollecitate a riesaminare il valore teorico e pratico \u2014 e non solo folkloristico \u2014 di questo discorso che diviene poi discorso sui valori etici assoluti, sulla trascendenza e sul\u00adl&#8217;appello di fede, proprio a partire dalla constatazione di cultura po\u00adpolare, di santit\u00e0, di arte, di realizzazione umane sprigionate, lungo i secoli, dalla fede cristiana.<\/em><\/p>\n<p>c) Inoltre occorre saper esaminare criticamente gli atteggiamenti odierni verso la dignit\u00e0 della vita umana.<br \/>\nDa un lato \u00e8 maturata una forte coscienza civile della libert\u00e0 e della dignit\u00e0 della persona. Si fanno grandi battaglie, si impegnano mezzi, energie, tempo, per salvare tante vite umane dalla guerra, dalla malattia, dalla fame, dagli ambienti malsani.<br \/>\nDall&#8217;altro lato, accanto a questi atteggiamenti costruttivi che af\u00adfondano le loro radici nel senso assoluto della dignit\u00e0 umana, si regi\u00adstrano fenomeni di segno opposto: uccisione della vita nel suo sorgere o nel suo finire, corsa sfrenata agli armamenti, mentalit\u00e0 violenta, man\u00adcanza di rispetto del contesto fisico e psichico in cui la vita nasce, si sviluppa, paurosa diffusione della droga.<br \/>\nUna riflessione di insieme su questi atteggiamenti contraddittori, fatta con senso critico, con pacatezza, attraverso un civile e sereno dibattito, dovrebbe condurre a scoprire che non basta affermare con parole la dignit\u00e0 dell&#8217;uomo ma bisogna fondarla su principi che la sal\u00advaguardino veramente da ogni aggressione e strumentalizzazione. Tra que<\/p>\n<p>sti principi emergerebbe anche che l&#8217;assoluta dignit\u00e0 dell&#8217;uomo de\u00adriva, ultimamente, dalla sua apertura al mistero e dalla sua esclusiva appartenenza alle mani paterne di Dio.<\/p>\n<p>d) Infine, va approfondito il diffuso appello ad una rigenerazione morale. Di fronte ai tanti casi di corruzione, al generale affievolimento del senso di responsabilit\u00e0, alla crisi delle istituzioni, molte voci, in Italia, chiedono un rinvigorimento della coscienza morale.<br \/>\nDa qui l&#8217;appello ai beni morali, da cui nessuno si pu\u00f2 sottrarre. Occorrer\u00e0 far leva non tanto sulla denuncia rinnovata e amplificata bens\u00ec sul motivo per cui ci battiamo per i valori morali. Comprendia\u00admo allora la necessit\u00e0 di una riflessione decisiva sul bene, sulla natura del bene. Il bene \u00e8 s\u00ec oggetto dei desideri dell&#8217;uomo, e per\u00f2 non \u00e8 misurato da essi: sta al di sopra, li coordina, li misura, li dirige verso il nuovo, verso quell&#8217;unico trascendente mistero di vita e di amore che \u00e8 l&#8217;inesauribile sorgente di ogni bene. Da un dialogo con la societ\u00e0 sul tema della rigenerazione morale pu\u00f2 nascere quindi l&#8217;appello alla profondit\u00e0 della Parola che ha creato l&#8217;uomo e che \u00e8 ineludibile, se vogliamo discutere seriamente e oggettivamente su quanto si muove e ci sta a cuore.<br \/>\nAttraverso l&#8217;impegno di un confronto sui fenomeni culturali della societ\u00e0 attuale, la Chiesa italiana serve a quella Parola a cui ogni giorno essa stessa deve obbedire per avere la salvezza.<\/p>\n<p>Seconda: l&#8217;accoglienza delle provocazioni culturali.<br \/>\nMentre la Chiesa, obbedendo alla Parola da cui \u00e8 nata, si sforza di introdurre coraggiosamente e liberamente nella societ\u00e0 culturale italiana, fermenti e aperture verso la trascendenza, nel desiderio che Dio sia riconosciuto come tale e che Cristo Signore appaia in tutta la sua pienezza, essa non deve dare per scontata, una volta e per sem\u00adpre, la propria perfetta adesione alla Parola.<br \/>\nLa Chiesa deve riconoscere nella sua storia concreta, quotidiana, le pigrizie e i ritardi che possono offuscare la sua obbedienza, e deve accogliere con gratitudine i richiami che Dio le invia.<br \/>\nSono richiami derivanti dalla luminosit\u00e0 della Parola e si presen\u00adtano come pungoli, stimoli, istanze di rinnovamento che lo Spirito Santo non manca di suscitare a tutti i livelli della vita ecclesiale.<\/p>\n<div>\u00a0In particolare, alcuni richiami provengono dalla situazione cul\u00adturale italiana: si tratta di fenomeni che introducono speciali modalit\u00e0 di rapporto della Chiesa con la societ\u00e0.<br \/>\nUn fenomeno che vorrei analizzare brevemente \u00e8 quello della dif\u00adfusa mentalit\u00e0 laicista: spesso ce ne lamentiamo e tuttavia restiamo in posizione di difesa o di deplorazione.<br \/>\nPer quel tanto che la mentalit\u00e0 laicista ha alla radice, di antiche o recenti incomprensioni, di chiusure che hanno generato chiusure, strumentalizzazioni, incapacit\u00e0 di dialogo sereno, rifiuto di riconoscere1 valori della tradizione cristiana, \u00e8 chiaro che l&#8217;apertura al mistero di Dio \u00e8, per cos\u00ec dire, impedita e ostacolata. In questo senso \u00e8 un fenomeno negativo, da purificare e superare continuamente, perch\u00e9 un atteggiamento aggressivo danneggia e degrada innanzitutto colui che lo vive, non colui contro il quale il male \u00e8 diretto.<br \/>\n\u00c8 per\u00f2 necessario domandarsi, al di l\u00e0 di questi atteggiamenti che sono condannabili e sbagliati, se non possiamo cogliere e comprendere l&#8217;esasperazione degenerata di alcuni sani valori di laicit\u00e0, che la Chiesa riconosce come suoi. La Chiesa potrebbe cos\u00ec trasformare sempre me\u00adglio il suo rapporto con la definitiva verit\u00e0 della Parola che in essa abita, in un atteggiamento di umilt\u00e0, di attenzione, di servizio, di ri\u00adcerca del vero.<br \/>\nDavide seppe riconoscere come un ammonimento di Dio per lui anche le violente invettive di Simeide, il suo avversario.<br \/>\nAllo stesso modo la Chiesa italiana potrebbe ricavare frutti di sempre maggiore povert\u00e0, essenzialit\u00e0, purezza, linearit\u00e0 da alcuni epi\u00adsodi di laicismo che contraddistinguono certi settori della societ\u00e0 ita\u00adliana.<br \/>\nDivenendo cos\u00ec Chiesa sempre pi\u00f9 libera, sempre pi\u00f9 povera, sempre pi\u00f9 coraggiosa, sempre pi\u00f9 attenta ai bisogni dell&#8217;uomo, sar\u00e0 in grado di ritrovare i valori profondi che ciascuno porta con s\u00e9, al fondo delle sue esasperazioni e delle sue critiche, e quindi di offrire motivo di riflessione, di discernimento nella verit\u00e0 e nella chiarezza in modo da aiutare tante persone a fare un certo cammino.<br \/>\nTra le tantissime lettere che ricevo, mi stupiscono non poche let\u00adtere di persone che, pur dichiarandosi lontane e incapaci di compren\u00addere l&#8217;agire della Chiesa, riconoscono in certi gesti, in certi modi di attenzione ai pi\u00f9 poveri e ai pi\u00f9 sofferenti, dei valori che anch&#8217;esse sentono. In questo modo acquistano fiducia, desiderio di attenzione e io penso che la Chiesa, nella misura in cui \u00e8 rigorosamente se stessa, senza la minima concessione strumentalistica, pu\u00f2 offrire un grande servizio alla societ\u00e0, composta di persone create da Dio, che sono quin\u00addi mosse dallo Spirito, sia pure non come grazia inabitante ma come grazia attuale, come forza transeunte, e cercano di rendersi sensibili e<\/div>\n<p>Terza: la dedizione al mistero della Parola nella vita e nella morte.sintoniche con il mistero di Cristo che attraversa il mondo.<\/p>\n<p>L&#8217;ultima riflessione \u00e8 su ci\u00f2 che la Chiesa sente come dinamismo a par\u00adtire dalla forza della Parola del Cristo vivente. L&#8217;ho chiamata l&#8217;espe\u00adrienza del mistero pasquale nella vita e nella morte proprio perch\u00e9 sia chiara la vastit\u00e0 dell&#8217;azione della Chiesa.<br \/>\nEssa non \u00e8 semplicemente, come talvolta la si potrebbe confon\u00addere, una realt\u00e0 che ha funzione promozionale nell&#8217;ambito della societ\u00e0.<br \/>\nLa Chiesa, nella sua sottomissione alla Parola, \u00e8 innanzitutto do\u00adminata dal centro della rivelazione di questa Parola che \u00e8 il Mistero Pasquale, l&#8217;annuncio cio\u00e8 della forza vittoriosa dell&#8217;amore di Cristo manifestato nella morte e risurrezione di Ges\u00f9.<br \/>\nLa Chiesa, per essere se stessa in uno stile evangelico, non finir\u00e0 mai di contemplare, assimilare, sviscerare l&#8217;infinita ricchezza dell&#8217;an\u00adnuncio pasquale, e non si dar\u00e0 pace fino a quando ogni uomo non sar\u00e0 raggiunto dalla speranza vivificante di questo annuncio.<br \/>\nI compiti che la Pasqua, rendendosi presente nell&#8217;Eucaristia, as\u00adsegna alla Chiesa, sono inesauribili.<br \/>\nIn ordine al servizio che la Chiesa deve rendere alla societ\u00e0 ita\u00adliana, mi limito a due sottolineature.<\/p>\n<p>a) La prima sottolineatura \u00e8 che la Chiesa \u00e8 chiamata a cogliere la forza salvifica della Parola nel suo realismo radicale, cio\u00e8 l&#8217;amore di Cristo che sfocia nella risurrezione. Si sviluppa anche con la co\u00adraggiosa accettazione della sofferenza, della cattiveria umana, della scon\u00adfitta, del fallimento, della difficolt\u00e0.<\/p>\n<div>Non \u00e8 quindi una Chiesa che pretende unicamente di trionfare e di riuscire ovunque, perch\u00e9 sa che l&#8217;amore del Crocifisso vince le realt\u00e0 di male penetrando in esse, non eludendole. La Chiesa non ha l&#8217;ansia dei risultati immediati; pi\u00f9 che al cambiamento delle cose tende al cambiamento degli atteggiamenti personali e sa che a questi atteg\u00adgiamenti Cristo ha contribuito con la croce non meno che con la sua predicazione o con la forza dei miracoli.<br \/>\nLa Chiesa sa che la vittoria ultima \u00e8 il dono ultraterreno, la vita eterna che fin da ora viene direttamente in noi dal cuore del Padre, che \u00e8 realmente anticipata nella vita di grazia e di cui ci \u00e8 dato leggere reali anticipazioni in quelle parziali vittorie su ogni tipo di male, che vengono raggiunte su questa terra.<br \/>\nQuesta visione pasquale di vita eterna, che \u00e8 l&#8217;ultima vera, piena nostra destinazione, \u00e8 ricca anche di conseguenze sociali. Se infatti qual\u00adcuno, per potersi impegnare di fronte a un male concreto storico, tra i tanti che continuamente nominiamo, pretendesse di vedere un esito immediato e soddisfacente totalmente al suo impegno, si condanne\u00adrebbe a pericolose e frustranti delusioni.<br \/>\nOccorre, da una parte, tendere a esiti efficaci, e per\u00f2, dall&#8217;altra parte, occorre poter credere che l&#8217;impegno vale per se stesso: perch\u00e9 \u00e8 amore, perch\u00e9 \u00e8 Vangelo, perch\u00e9 \u00e8 amore del povero e del nemico, anche se permangono le difficolt\u00e0.<br \/>\nNoi abbiamo ricevuto dal Signore \u2014 e gliene rendiamo grazie! \u2014 un amore pasquale e un messaggio di speranza che \u00e8 al di l\u00e0 della nostra fragilit\u00e0 sempre risorgente, che ci rende incrollabili di fronte ai pericoli e alle sconfitte. Si pensi all&#8217;invincibile forza dell&#8217;amore can\u00adtata da Paolo nella lettera ai Romani, al c. 8, e nella seconda lettera ai Corinti, all&#8217;inizio! Il cristiano entra in tutte le difficolt\u00e0 della vita ecclesiale e sociale con l&#8217;intento di superarle, e le supera innanzitutto chiedendosi come entro quelle difficolt\u00e0 l&#8217;amore pu\u00f2 produrre pazienza, coraggio, perdono, tolleranza. Oltre ad essere virt\u00f9 tipicamente cristia\u00adne, questi atteggiamenti sono indispensabili per una corretta e ragione\u00advole convivenza sociale.<\/div>\n<p>b) La seconda sottolineatura che ci viene dalla forza salvifica della Pasqua, vista nel suo totale realismo, \u00e8 la scelta preferenziale della Chiesa per i poveri, i sofferenti, gli\u00a0\u00a0emarginati, coloro che non hanno voce e che non hanno lavoro, la scelta preferenziale per coloro che maggiormente soffrono i pesi, i disagi, i drammi e le disperazioni della vita.<br \/>\nLa Chiesa deve certamente avere a cuore l&#8217;insieme della promo\u00adzione, dello sviluppo della societ\u00e0. Non si pu\u00f2 tuttavia rimproverare alla Chiesa se, nella visione di globale sviluppo e promozione, si preoc\u00adcupa e d\u00e0 voce con particolare vigore e insistenza, a coloro che sono i \u00ab vinti \u00bb nel cammino che la societ\u00e0 tenta di fare nel suo sviluppo per il comune benessere.<br \/>\nLa Chiesa, nell&#8217;annunciare l&#8217;amore pasquale ai pi\u00f9 sofferenti, sa che questo amore, pur cercando di togliere fin dove \u00e8 possibile la sof\u00adferenza, si esprime pure all&#8217;interno della sofferenza.<br \/>\nQuante volte il ministero pastorale ci porta a visitare i malati pi\u00f9 gravi, gli incurabili! E quale testimonianza del mistero di Dio ci viene rivelata! Qualche giorno fa ho visitato un giovane di 35 anni: fino ai 14 anni \u00e8 rimasto sulla carrozzina e poi a letto. \u00c8 spastico, quasi incapace di movimenti e continuava a ripetere: \u00ab Ti ringrazio mio Dio! Come sei buono Ges\u00f9, Ti lodo e Ti benedico, Signore, per ci\u00f2 che fai per me! \u00bb. Io ho potuto vedere la potenza della risurrezione di Cristo, ho compreso che l\u00ec la Chiesa toccava il suo culmine perch\u00e9 la debolezza umana era vinta da una gioia immensa, anticipazione della vita eterna.<br \/>\nLa Chiesa quindi, mediante iniziative proprie o appoggiando quel\u00adle di altri, collabora a togliere o ad alleviare il dolore che c&#8217;\u00e8 nel mondo e tuttavia sa di avere una missione specifica e diretta da svolgere, pur nel rispetto delle altrui competenze, verso ogni uomo che soffre, per qualsiasi motivo e in quanto soffre: sia esso malato, handicappato, emarginato, drogato, carcerato. La Chiesa deve annunciargli la presenza di Cristo, deve dirgli che nella sua condizione \u00e8 possibile far nascere un germe di amore, \u00e8 possibile iniziare un cammino di riconciliazione, percorrere una strada autentica di conversione e di verit\u00e0. La Chiesa deve dirgli che se riesce a credere all&#8217;amore e a vivere nell&#8217;amore, ha gi\u00e0 trovato la salvezza.<br \/>\nAlla vostra Chiesa auguro di poter esprimere in questo Convegno uno stile evangelico come quello che ho cercato di descrivere.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>LA CHIESA SOTTO LA FORZA DELLA PAROLA:\u00a0NELLA BIBBIA, NEL CONCILIO, NELL&#8217;OGGI Card. Carlo Maria Martini Grazie di cuore, Eminenza Reverendissima, per le Sue parole e per il Suo invito. 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