{"id":393,"date":"2009-02-18T14:53:57","date_gmt":"2009-02-18T13:53:57","guid":{"rendered":"https:\/\/www.carlofrancio.net\/blog\/?page_id=393"},"modified":"2009-02-18T14:53:57","modified_gmt":"2009-02-18T13:53:57","slug":"il-vescovo-anti-clan-deve-lasciare-la-locride","status":"publish","type":"page","link":"https:\/\/www.carlofrancio.net\/?page_id=393","title":{"rendered":"Il Vescovo anti-clan deve lasciare la Locride"},"content":{"rendered":"<h3>Adesso diventer\u00e0 arcivescovo metropolita di Campobasso<\/h3>\n<h2><span style=\"color: #0000ff;\">Il vescovo anti-clan deve lasciare la Locride<\/span><\/h2>\n<h3>Promosso monsignor Bregantini: addio alla Calabria. Gli intellettuali: agghiacciante<\/h3>\n<div><span style=\"font-size: x-small;\">Sono in tanti, in Calabria, a brindare alla \u00abpromozione \u00bb di Giancarlo Bregantini, tolto alla \u00absua\u00bb Locri per essere destinato come arcivescovo metropolita alla diocesi pi\u00f9 importante di Campobasso. Tanti. E levano in alto i calici: \u00abBuon viaggio!\u00bb Lui no, per\u00f2. E intorno a lui cresce l&#8217;angoscia di quanti, improvvisamente, si sentono orfani di chi per anni \u00e8 stato il massimo punto di riferimento morale nella resistenza dei calabresi per bene contro la &#8216;ndrangheta. Ma certo, \u00e8 probabile che lass\u00f9, le gerarchie ecclesiastiche abbiano scelto pensando che fosse arrivato il momento, dopo quasi tre lustri, di premiare quella quotidiana, coraggiosa, incessante opera di battagliero apostolato del monaco stimmatino. Come \u00e8 probabile abbiano immaginato che il promosso, all&#8217;idea di diventare con ogni probabilit\u00e0, per una questione di alternanza tra le regioni, presidente della conferenza dei vescovi dell&#8217;Abruzzo e del Molise, avrebbe accettato con gratitudine. Ed \u00e8 infine ovvio che lo stesso Bregantini, al di l\u00e0 del dolore all&#8217;idea di lasciare il suo tormentato gregge, possa obbedire con sollievo all&#8217;ordine di andare a fare il suo mestiere di prete in una terra meno difficile, meno pericolosa, meno lacerante della Locride, dove si \u00e8 spesso battuto in solitudine come un paladino nella terra degli infedeli.<\/span><\/div>\n<p><span style=\"font-size: x-small;\">COLPO DURISSIMO -Per\u00f2&#8230; Per\u00f2 il colpo, per la Calabria, \u00e8 durissimo. Basti leggere, al di l\u00e0 delle parole forse un po&#8217; scontate e rituali di alcuni politici che certo non avrebbero potuto dire il contrario, la presa di posizione di tre intellettuali di spicco come l&#8217;economista Domenico Cersosimo, il sociologo Piero Fantozzi e l&#8217;antropologo Vito Teti. Che parlano d&#8217;\u00abuna notizia agghiacciante\u00bb, denunciano un \u00abprovvedimento irresponsabile \u00bb, contestano la \u00abrimozione\u00bb di \u00abun vescovo nella frontiera della Calabria pi\u00f9 estrema, malata, degradata\u00bb che era diventato il \u00absimbolo nobile della Calabria contemporanea civile, propositiva, fattiva. Un emblema dei brandelli residui di fiducia collettiva. Un&#8217;icona dei calabresi che lavorano quotidianamente per il cambiamento, per la risalita, per una societ\u00e0 pi\u00f9 equa, umana, inclusiva\u00bb. Frasi che racchiudono lo sgomento collettivo di una comunit\u00e0 ammaccata. Diranno che la Chiesa \u00e8 una cosa assai pi\u00f9 importante del destino di un singolo prete, per quanto carismatico. Che nella regione ci sono altri quattordici vescovi impegnati nella loro missione pastorale. Che qua e l\u00e0, anche nelle zone pi\u00f9 complicate, ci sono sacerdoti (ad esempio il parroco di Polistena, qqn Pino Demasi, legato a Libera, il cartello di associazioni che fa capo a don Luigi Ciotti, promotore della \u00abGiornata della memoria e dell&#8217;impegno in ricordo delle vittime delle mafie\u00bb) che non arretrano di un millimetro davanti alle prepotenze delle cosche. Tutto vero. Quanto \u00e8 vero che, come Bertold Brecht fa dire a Galileo Galilei, \u00e8 \u00abfelice il paese che non ha bisogno di eroi\u00bb.<\/p>\n<p>NON UN VESCOVO COME GLI ALTRI Per\u00f2&#8230; Per\u00f2 monsignor Bregantini, per quella che oggi \u00e8 una delle terre pi\u00f9 violente, povere e disperate d&#8217;Italia, non \u00e8 stato un vescovo come altri, magari solo un po&#8217; meno afono di certi colleghi assai prudenti perfino nel pronunciare la parola \u00ab&#8217;ndrangheta\u00bb. In queste terre dove una volta capitava addirittura che qualche sacerdote avesse in dono dai parrocchiani una pistola, fosse presentato all&#8217;insediamento da un padrino legato alla mafia o facesse figli su figli con la perpetua, questo monaco trentino sceso dalla valle dei Mocheni per fare l&#8217;operaio prima a Marghera e Verona e poi a Crotone, ha marcato fm dall&#8217;inizio la sua presenza a Locri come una svolta. Intendiamoci: il suo stesso predecessore nella diocesi della Locride, Antonio Ciliberti, era stato netto nella sua opposizione alle cosche. L&#8217;innesto del vescovo trentino, salutato con una falsa bomba di \u00abbenvenuto \u00bb, fu tuttavia clamoroso fin dall&#8217;inizio. Per prima cosa fece diffondere in tutte le parrocchie i nomi di tutte le 263 persone che erano state ammazzate negli ultimi dieci anni.<\/p>\n<p>LA SFIDA DELLE PREGHIERE Poi distribu\u00ec un durissimo libro di preghiere di \u00absfida alla mafia\u00bb. Poi prese a battere a tappeto tutti paesi e le contrade martellando (soprattutto in luoghi come Motticella: poche centinaia di abitanti e una cinquantina di morti per una faida) contro &lt;d&#8217;idea aberrante di un destino ineluttabile per cui in Calabria tutto \u00e8 sempre stato e tutto sempre sar\u00e0 cosi\u00bb. Quindi, appoggiandosi anche a collaboratori entusiasti quali Piero Schirripa, un medico \u00abprofugo del marxismo\u00bb che in questi giorni \u00e8 il pi\u00f9 addolorato per l&#8217;addio, cerc\u00f2 di spiegare alla gente di Plati, il paese incattivito da troppi tradimenti dello Stato fin dalla feroce conquista dei bersaglieri, il paese dei 68 sequestri in cui la mamma di Cesare Casella si era incatenata in piazza chiedendo la liberazione del figlio rapito, il paese in cui il nuovo parroco don Alessandro Di Tullio aveva trovato \u00abregistri parrocchiali dove non venivano annotati i morti da cinque anni e i battesimi da sette\u00bb, che c&#8217;erano alternative ai posti di lavoro offerti dai boss. E aiut\u00f2 i giovani del posto a fondare la Cooperativa Valle del Buonamico che nel giro di pochi anni, vincendo pure l&#8217;ottusit\u00e0 idiota di uffici pubblici capaci di chiedere 24 passaggi burocratici e intralciare la concessione al vescovo del certificato antimafia, fece capire per la prima volta alla gente che si poteva vivere, dignitosamente, anche coltivando fragole, mirtilli e lamponi. Non c&#8217;\u00e8 stato giorno, per anni, in cui monsignor Bregantini non abbia picchiato duro sulla mafia e la cultura mafiosa. Fino a suggerire \u00abse necessario la militarizzazione della zona\u00bb perche \u00abchi fa il male deve essere umiliato nel suo falso &#8220;onore&#8221; perche ritrovi la forza di cambiare\u00bb. Ad attaccare frontalmente la politica \u00abincapace di dare risposte adeguate ai problemi della gente\u00bb. A proibire ai parroci di accettare come padrini ai battesimi uomini vicini alla malavita. A chiedere dopo la strage di Duisburg che il governo stesso elaborasse coi sindaci \u00abuna serie di provvedimenti straordinari\u00bb. Una guerra frontale. Totale. Assoluta. Dichiarata giorno dopo giorno con una voce che pareva ancora pi\u00f9 tonante tra i silenzi, le afonie, i sussurri di tanti altri vescovi, parroci, cappellani. Per questo anche la Chiesa oggi, e non solo lo Stato, ha una responsabilit\u00e0 grande. Perche, dopo l&#8217;addio di un uomo come Giancarlo Bregantini, i calabresi onesti e pieni di fede rischiano di sentirsi ancora una volta abbandonati dopo troppi abbandoni. E questo sarebbe davvero un delitto. Gian Antonio Stella 08 novembre 2007<\/p>\n<p>\u00a0<\/p>\n<p><\/span><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Adesso diventer\u00e0 arcivescovo metropolita di Campobasso Il vescovo anti-clan deve lasciare la Locride Promosso monsignor Bregantini: addio alla Calabria. 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