CARLO FRANCIO' Sito personale e comunitario – associazioni e realtà sociali -"Il Leone e il Gallo" – "Amico di Lampedusa"

25Giu/110

SARDEGNA – “Le meraviglie di un’Isola nel racconto del Viaggio Ecumenico SAE”

Seguendo il racconto della promotrice, animatrice e commentatrice del Viaggio ecumenico in Sardegna, la prof.ssa Francesca Mele si ha la la possibilità di scoprire un mondo tanto sconosciuto tanto bello. Le ragioni dell'insularità, i primati geomorfologici e  il grande cuore e orgoglio dei Sardi.  Punteggio il suo racconto con delle mie foto e qualche video. Riproponendomi di farVi parte in successivi Post, del notevole materiale raccolto insieme alle mie impressioni.

"Viaggio ecumenico in Sardegna.

Organizzato dal Gruppo SAE – Segretariato Attività Ecumeniche di Reggio Calabria si è svolto, dal 21 al 26 maggio, il viaggio ecumenico in Sardegna, a cui la partecipazione del presidente nazionale Meo Gnocchi e di rappresentanze di vari Gruppi locali, da quello della vicina Messina a quello della lontana Udine, ha dato l’impronta della grande “famiglia SAE”.

Viaggio “ecumenico” in senso ampio: non solo come opportunità di consolidamento della fraternità interconfessionale all’interno del Gruppo, ma di incontro con una realtà “altra”, nel particolare intreccio tra religione e cultura, di una terra, la Sardegna, a cui l’insularità ha impresso un’impronta peculiare.

Uno dei fondamenti dell’ecumenismo, nell’ottica della “diversità riconciliata” è, infatti, il rispetto per le tradizioni delle varie chiese cristiane frutto di percorsi storici, condizionati da fattori spazio-temporali, che hanno prodotto quella varietà delle espressioni di fede che è una ricchezza irrinunciabile dell’umanità.

Non si possono, quindi, considerare estranei alla finalità ecumenica del viaggio i momenti di incontro con la storia e col folclore (nel significato etimologico di sapere del popolo), di cui abbiamo potuto godere.

In quest’ottica, era pressoché d’obbligo iniziare il percorso con la visita a un nuraghe, uno di quei monumenti che hanno dato il nome alla radice stessa della civiltà sarda.

Dal nuraghe Palmavera alla vicina Alghero, unica città catalana d'Italia che, insieme ai monumenti di un centro storico straordinariamente conservato, custodisce gelosamente i caratteri distintivi di una minoranza etnica orgogliosa della sua identità.

Ma la festa della identità sarda, dei suoi colori, dei suoi suoni, delle sue radici ancestrali, sentite e vissute come presente e come futuro nel legame intergenerazionale, è sicuramente la Cavalcata sarda, che si svolge annualmente a Sassari. Una festa vera, non un’esibizione per i turisti: evidente la gioia dei partecipanti di mettere in mostra i tesori dei loro costumi, diversi da paese a paese, in tutte le varietà legate ai diversi momenti della vita, la gioia degli anziani di poter trasmettere i passi di danza e le tonalità del canto “a tenore”, la fierezza delle giovani donne di tenere a freno superbi destrieri, la soddisfazione dei giovani sposi di tenere in braccio o per mano i bambini, a loro volta felici di essere parte importante della festa.

Da Sassari a Nuoro, verso l’incontro più diretto con l’ecumenismo sardo: un ecumenismo che affonda le radici nel clima pre-conciliare in cui era nata la vocazione della suora benedettina trappista Maria Gabriella Sagheddu, beatificata da Giovanni Paolo II il 25 gennaio 1983, e a cui s’ispirava Madre Maria Giovanna Dore che nel 1940 decise di fondare la prima comunità benedettina femminile in terra sarda. Il grande amore per la sua terra la spingeva a ridare vigore a quella regola dell’Ora et labora che, nella stretta osservanza dei Cistercensi, nell’epoca medioevale aveva favorito tra i sardi lo sviluppo agricolo e la presa di coscienza della dignità di uomini liberi.

Così il fondamento della sua Regola è: “Consacrarsi a fare della vita monastica una continua lode e una continua supplica per l’unità cristiana; industriarsi a portare la vita monastica in qualche parte del mondo che ne sia ancora priva, o l’abbia perduta ed aprirla alle popolazioni indigene;…”.

Così le monache della congregazione “Mater Unitatis” hanno ridato vita alla spiritualità benedettina della preghiera e della diaconia, non solo in Sardegna ma anche in missioni d’Africa, Asia, America latina.

Le incontreremo a Lodine, ma prima ci aspetta, per guidarci nel cuore della Barbagia, il vescovo di Nuoro, Pietro Meloni; anche se nella fase impegnativa che precede il distacco dalla diocesi che ha retto per 19 anni, ci dedica l’intera giornata. Ci accoglie nel presbiterio con le sorelle, Maria e Maddalena, e i delegati diocesani per l’ecumenismo, Don Pietro e Suor Beatina, e la spettacolare offerta dei dolci tradizionali è quella riservata agli ospiti più graditi. E poi una corsa su, all’Ortobene; per chi viene da Reggio Calabria c’è un richiamo in più: la statua del Redentore dello scultore Vincenzo Jerace, uno di quelli a cui il papa Leone XIII aveva commissionato le statue che voleva fossero segno della consacrazione al Redentore delle varie regioni d’Italia all’inizio del XX secolo.

E si parte per Dorgali: il vescovo, da perfetta guida turistica, illustra il paesaggio con aneddoti e richiami alla cultura di questa ch’è la Sardegna più autentica; arriviamo fin sotto le dolomiti di Oliena, scorgiamo il mare di Calagonone, ma non possiamo fermarci. Dopo la visita alla casa della Beata Maria Gabriella e la messa salutiamo il vescovo: la sua spontaneità e il suo sottile umorismo gli hanno conquistato la simpatia di tutti.

Saliamo ancora, sul Gennargentu, la Porta d’Argento, oltrepassiamo Fonni, il paese più alto della Sardegna, ci fermiamo a 1200 metri, al Parco faunistico Donnortei.

E’ la Sardegna della biodiversità della flora e della fauna, e anche questo è ecumenismo! La salvaguardia del creato, nella sua ricchezza di specie e sottospecie, non è forse un mandato che unisce i discepoli di Cristo, insieme alla missione di costruire pace e giustizia?

E’ la Sardegna incontaminata della macchia mediterranea e dei lecci, del cisto ricoperto di fiori bianchi e dell’orchidea selvatica, della sontuosa ma infida digitale purpurea, delle distese bianco-rosate di asfodeli, mitica reminiscenza dei Campi Elisi. E’ la Sardegna del cervo e del daino, che pascolano in libertà, che si possono vedere da vicino e accarezzare. E’ la Sardegna verde, dai pendii scoscesi e dalle cime sfumate sull’azzurro del cielo. A quattro chilometri c’è Fonni e i suoi murales esprimono una biodiversità antropologica; un popolo, quello dei monti della Barbagia, fiero della sua indipendenza e deciso a resistere a ogni tentativo di colonizzazione; un popolo schivo e riservato, disponibile all’accoglienza del forestiero purchè sappia rispettare il limite oltre il quale si profila l’invadenza. Un atteggiamento che rende difficili le contaminazioni culturali ma che disinnesca i conflitti che normalmente le precedono e che, di conseguenza, non fa sentire l’ecumenismo in termini problematici. Qui è pacifico che l’unica espressione religiosa sia la pietà popolare che costituisce “su connottu” (il conosciuto, nel senso di tradizione ricevuta che si ha il dovere di tramandare). A questo si accompagna il rispetto per qualsiasi altra forma di religiosità che sia segno di appartenenza a un’altra “zenìa” (stirpe). S’inserisce, quindi, perfettamente in questo sentire l’ecumenismo interiore ed orante di Madre Maria Giovanna Dore e della congregazione da lei fondata.

Con le suore del Monastero Mater Unitatis, a Lodine, nel cuore del Gennargentu, viviamo un pomeriggio di intensa spiritualità ecumenica: il canto gregoriano del vespro ci invita al raccoglimento e alla preghiera. Dopo il saluto accogliente della comunità espresso da Madre Emanuela Manca, suor Maria Scolastica, la suora argentina che rappresenta in maniera tangibile il legame dell’isola col mondo “oltremare”, e ha col SAE una relazione di speciale sintonia, ci fa ripercorrere la storia della congregazione e ci fa cogliere il senso dell’ecumenismo spirituale, della vocazione alla preghiera come sequela del Signore Gesù: è stato lui per primo a rivolgere al Padre la sua preghiera per l’unità dei suoi discepoli! Ed è bello per noi pensare che lo Spirito del Signore è presente nella preghiera per l’unità che incessantemente sale a Dio da questo monte.

Ultima tappa del nostro viaggio è Cagliari, lasciamo la Sardegna del silenzio e degli orizzonti di verde e d’azzurro per ritrovarci nel traffico e nei rumori di una grande e moderna città.

Anche dal punto di vista ecumenico il nostro viaggio assume la dimensione più concreta dell’incontro tra cattolici e protestanti: nel Seminario Regionale di Cagliari fanno gli onori di casa il Rettore del Seminario e i seminaristi del Gruppo ecumenico GITEC, con don Mario Farci, delegato diocesano per l’ecumenismo, ci accolgono la pastora luterana, il pastore avventista, un anziano della Chiesa battista e rappresentanti di vari movimenti e gruppi impegnati nell’ecumenismo e nel dialogo interreligioso. Dopo una tavola rotonda con lo scambio delle diverse esperienze, la preghiera comunitaria ci collega con la Convenzione per la pace di Kingston; e la gioia di stare insieme ad amici ritrovati o a quelli appena conosciuti si manifesta pienamente nello stile ecumenico dell’agape fraterna che conclude degnamente il variegato viaggio attraverso la Sardegna.

Francesca Mele

S.A.E. Segretariato Attività Ecumeniche

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