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Attacco ingiusto da parte dei lefevriani

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Il cardinale Carlo Maria Martini, ex arcivescovo di Milano

7/3/2009 (19:14) - IL  CASO

"Il cardinal Martini è un sovversivo"
Nuovo scontro lefebvriani-Vaticano

L'abbate Alain Lorans: compie eresie
Ma la Chiesa difende l'ex arcivescovo di Milano: un attacco ingiustificabile

GIACOMO GALEAZZI

CITTA' DEL VATICANO
«Martini è un sovversivo che ha avuto successo nella gerarchia ecclesiastica e, come Kung, è un ottuagenario contrario alla Chiesa che ha promesse d’eternità». Il sito ufficiale dei lefebvriani, con un durissimo editoriale dell’abbate Alain Lorans, punta l’indice contro l’ex arcivescovo di Milano per le sue «eresie», ossia «l’ordinazione di uomini sposati, l’accesso delle donne agli ordini che precedono il sacerdozio (in attesa di meglio!), l’accesso dei divorziati risposati all’eucarestia, l’appello ai diritti della coscienza individuale contro la disciplina dell’enciclica Humanae vitae».

Gli scismatici graziati da Benedetto XVI equiparano il leader mondiale dell’episcopato progressista al teologo dissidente Hans Kung che proprio ieri ha criticato «la farsa della beatificazione di Pio XXI che ha accomunato la Chiesa allo stato fascista e ha taciuto di fronte alla Shoah». In Vaticano, fanno quadrato a difesa di Martini. «E’ un attacco assurdo e ingiustificabile– ribatte il cardinale Josè Saraiva Martins, appena promosso all’ordine dei vescovi del Sacro Collegio come segno di particolare stima del Pontefice-.Se il vero obiettivo è il Concilio, i lefebvriani sappiano che senza accettarlo resteranno fuori dalla Chiesa». Secondo la Fraternità San Pio X, Martini, che del Concilio è uno degli interpreti più autorevoli, va temuto più di Kung perché «le sue proposte non sono marginali, anzi hanno un vasto seguito all’interno della Chiesa».

Lo spunto per il «J’accuse» è l’ultimo libro del porporato, «Conversazioni notturne a Gerusalemme». Nella bufera dello scandalo provocato dal vescovo negazionista Williamson, gli ultratradizionalisti passano al contrattacco mirando a quei settori ecclesiali più aperti ai temi post-conciliari: dalla possibilità di ordinare uomini sposati, al sacerdozio femminile, alla libertà di coscienza. Il parallelo tra Kung e Martini viene basato dai lefebvriani sulle «soluzioni proposte dal teologo dissidente al Papa per evitare che la Chiesa diventi una setta». E cioè: «ammettere i divorziati risposati alla comunione, rivedere il “no” ai contraccettivi e a abolire il celibato per i preti». Una teologia «sovversiva» che, secondo la San Pio X, avvicina Kung a Martini. I lefebvriani «non devono strumentalizzare e stravolgere il pensiero del cardinale», ammoniscono nei Sacri Palazzi.

«E’ il bue che dice cornuto all’asino: i lefebvriani le corna dell’indisciplina e del rifiuto della dottrina le hanno di sicuro, Martini no - osserva il teologo Gianni Gennari, editorialista di “Avvenire”, quotidiano della Cei-. Restano scismatici e se c’è qualcuno che deve guardare al proprio legame con l’ortodossia e con la comunione della Chiesa cattolica sono loro, quindi lascino in pace le opinioni miti e rispettose di Martini e pensino ai guai di casa loro». Tanto più che «il cardinale ha avanzato ipotesi su questioni che non riguardano direttamente la fede», aggiunge Gennari:«Gli uomini sposati sono stati ordinati nella Chiesa per un millennio e ancora lo sono nel rito orientale e neppure ammettere le donne ai ministeri di grado inferiore al sacerdozio viola la fede». Quanto all’enciclica «Humanae vitae» che impedisce la contraccezione, «lo stesso Paolo VI fede precisare che non è dottrina di fede e non ha carattere di infallibilità, quindi è immodificabile solo per gli integralisti di destra come Lefebvre». mentre, per il magistero, «una revisione non è eresia». In Curia non va giù «l’ingratitudine verso il gesto di misericordia di Benedetto XVI» e che, «per demolire il Concilio», siano proprio gli scismatici a «dare patenti di ortodossia». Il cardinale Saraiva Martins «disapprova» e richiama alle «proprie responsabilità» gli autori dell’attacco a Martini. «Chiamarlo sovversivo è un paradosso inammissibile», precisa.

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