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25Lug/130

Cefalù – “Una sapiente analisi per ‘capire il martirio di Don Pino PUGLISI”

Don Pino puglisi-05Nel nostro piccolo lo ripetiamo  in ogni occasione propizia e non, rifacendoci al documento dei Vescovi "La Chiesa italiana e le prospettive del paese" del lontano 21 ottobre del 1981, In compendio: "Ripartire dagli ultimi" ed "Essere autenticamente cristiani". * Don Pino ha vissuto in modo umile e sublime il Vangelo e l'intervento di Don Liborio Asciutto, pubblicato sul numero unico 345-346 della rivista “Segno” di Palermo ("Giuseppe Puglisi un santo necessario voluto da Dio" ) interamente dedicato al  prete di Brancaccio, gliene rende, in modo articolato, valida Testimonianza. 

Liborio Asciutto

Puglisi: una bandiera per la Chiesa cattolica?

Pino Puglisi: che d. Pino sia stato un prete di alto impegno ecclesiale, sociale e civile, in una città così inquinata come Palermo e in un quartiere di triste e tetra atmosfera mafiosa come quello di Brancaccio, non c’è dubbio alcuno. Che proprio a causa di tale suo impegno la mafia l’abbia voluto far fuori in maniera decisa è cosa altrettanto evidente. Che pertanto dalla Chiesa cattolica sia stato beatificato come ‘martire’ perché ucciso in odium fidei, secondo la secolare prassi della Chiesa è una scontata conseguenza, anche se purtroppo ciò è avvenuto dopo molte incertezze e difficoltà.

La domanda che tuttavia dobbiamo porci è: che ripercussione ha avuto e continua ad avere la vicenda Puglisi e il suo martirio sulla Chiesa in generale e, in particolare, su quella di Sicilia? Mi rendo conto che è difficile dare risposte a tale domanda dato che non credo esistano indagini demoscopiche al riguardo e, nel caso, ben poco potrebbero dirci. La mia breve riflessione è quindi frutto dell’aria che si respira e di quanto si riesce a cogliere in concreto.

1-riferimento_testata-Antiusura_PUGLISIAnzitutto le spettacolari celebrazioni connesse alla beatificazione di d. Pino ben poco hanno a che fare con la solitudine nella quale egli fu lasciato nella sua azione a Brancaccio – solitudine che poi sembra avere avvolto anche il Centro ‘Padre Nostro’ che, in mezzo a tantissime difficoltà e costanti intimidazioni e atti di vandalismo – ha cercato di continuarne l’opera. Quale Chiesa gli è stata accanto, in modo concreto e pubblicamente manifesto, quando con il suo modo timido e educato cozzava contro il muro di gomma delle istituzioni pubbliche che in quel quartiere negavano le più elementari possibilità di sviluppo quali la scuola e l’assistenza ai senza famiglia? quando infrangeva le leggi dei clan mafiosi che non erano (erano?) disposti ad accettare che qualcuno turbasse la pax da loro imposta? quando addirittura invitava al dialogo chi voleva ostacolare la sua azione sociale? Una persona adusa a non alzare la voce e lasciata sola in quel quartiere non poteva che fare quella fine.

Non mi sembra che al riguardo la Chiesa di Palermo (e di Sicilia) abbia mai preso atto di tutto ciò ed espresso un pubblico mea culpa per questo suo peccato di omissione. Il martire è sempre una vittima e nulla può né deve scalfirne il valore, ma non può né deve diventare una bandiera da ostentare a proprio alibi per quanto non fatto allora e per quanto si continua a non fare.

Don Pino puglisi-02‘Martire’ significa testimone e Pino Puglisi lo è stato nel senso pieno del termine. Ma, prima ancora che per la morte subìta e alla quale non oppose resistenza, Puglisi è stato testimone con la sua vita: per l’impegno con cui ha proclamato – soprattutto a Brancaccio – la Buona Novella del Vangelo quale mitezza, solidarietà e sostegno agli ultimi, volontà di costruire pace, esercizio della misericordia e del perdono anche verso coloro che gli volevano male. Aspetti che potremmo continuare a elencare, ma che sono riassumibili tutti nella fedeltà a testimoniare il Vangelo nella sua limpida semplicità.

E’ questa testimonianza che la Chiesa deve saper raccogliere continuare e portare avanti più che sbandierare quale vessillo il suo martirio. E ciò mi sembra quanto mai urgente in un periodo nel quale la grande maggioranza delle parrocchie di Palermo (e non solo) tendono a chiedersi in se stesse invece di aprire le proprie porte alle tante famiglie oggi attanagliate dalla crisi.

Un altro aspetto di d. Puglisi che mi preme rilevare è il suo fattivo coniugare impegno sociale e azione pastorale: non due realtà da contrapporre o sulle quali operare una scelta, dato che il suo impegno sociale scaturiva dall’annuncio del Vangelo e questo lo coinvolgeva totalmente nella volontà d’incarnarlo nella situazione concreta da lui vissuta. Anche qui non un Vangelo da proclamare con gli altoparlanti e le parole altisonanti, ma da far trasparire nei gesti della quotidianità. Profonda lezione, questa, per la religiosità siciliana, così profondamente segnata (al negativo) dal barocchismo spagnoleggiante che ne ha plasmato (e in gran parte continua a plasmarne) le feste e manifestazioni religiose. Una religiosità, invece, quella di Puglisi che manteneva all’interno della ecclesia l’annuncio e la catechesi e portava all’esterno la testimonianza e l’impegno.

Impegno privilegiato era, ad esempio, quello di promuovere la scolarità nel quartiere di Brancaccio, nella consapevolezza che la cultura non è un optional ma un necessario fattore di crescita della persona e della comunità, non solo per la propria personale realizzazione, ma anche per contrastare la mafia e le varie forme di discriminazione e di oppressione. Solo la cultura, infatti, rende liberi da ogni forma di schiavitù.

1-2012_puglisi_veglia-480Un altro aspetto (fra i tanti) vorrei mettere in evidenza riguardo a Puglisi e cioè il suo vivere da povero tra i poveri, condividendone difficoltà e angustie. Anche in questo caso un maestro: non l’esercizio di un ministero ecclesiale a favore dei poveri, ma la concreta attuazione di quella “Chiesa dei poveri”, che è stato il sogno (disatteso) del Vaticano II. Il sogno di una Chiesa che sappia staccarsi in modo deciso dagli orpelli e dagli scintillii degli aurei paramenti e delle pietre preziose, che abbandoni le auguste dimore ereditate dal passato per condividere la condizione di quanti non hanno casa e vivono in profondo disagio. Una Chiesa che non cerchi alleanze con il potere e in se stessa eserciti il potere solo come servizio.

Nei giorni immediatamente successivi all’assassinio di Puglisi la poetessa inglese Daphne Gloag, in giro per la Sicilia, con gli occhi ancora abbagliati dai fulgidi mosaici di Palermo, Monreale e Cefalù, così commentava il tragico evento:

A Palermo i ragazzi di stradasaranno illuminati dall'oro di Monreale,

o dal silente lavoro del parrocoucciso la settimana scorsa dalla mafia?

Con gli occhi bagnati di lacrime raccontano: - Giocavamo con lui a ‘chi ride per primo’,

ci faceva divertire e cose buone ci dava da mangiare, - ma ormai non c’è più” .

Ecco: il sorriso di d. Pino. Al sorriso beffardo e superbamente ironico – ben rappresentato, nella sua enigmatica misteriosità dal cefaludese Ritratto d’Ignoto di Antonello da Messina - si contrappone il sorriso dolente e compassionevole del prete di Brancaccio che ‘ride per ultimo’, nella consapevolezza che a vincere non sarà mai la mafia, ma la dolcezza di chi confida e spera solo nell’amore. Anche qui, però, con un’avvertenza: il suo proporsi col sorriso, la dolcezza e la discrezione, non voleva certo dire sottomissione, passività, ricerca del quieto vivere ma determinazione e decisa volontà di reazione, nel segno dei propri diritti e della parresia, del dire sì e, quando occorre, del saper dire no. E’ ancora la Gloag:

031020092335-Don_Liborio_AsciuttoEppure l’imperativodi quell’oro che là in alto avvolge Cristo Gesù

cerca ancora di raggiungerci: a tentoni cerchiamodi accoglierlo dentro i nostri oscuri abissi. - (…)

Il sole calante accende ormai luminosità incontenibilidai cherubini musivi.

Scorre con lentezza la luce. - Forse un altro giorno - giungerà fino a noi”.

Sì, il giorno della vita nuova sulla terra, del Regno che si avvicina portando, anche nei quartieri molto spesso degradati delle nostre città, la beatitudine ai poveri e la liberazione agli oppressi: tutto questo ci viene indicato in concreto e con sorridente fermezza da Pino Puglisi.

Liborio Asciutto

 

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