CARLO FRANCIO' Sito personale e comunitario – associazioni e realtà sociali -"Il Leone e il Gallo" – "Amico di Lampedusa"

29Mar/171

Messina – SAE ME- «Bruno Segre protagonista di tre straordinari eventi…»

29 marzo 2017IC “Santa Margherita” (Plesso Simone Neri Giampilieri)

«Che razza di ebreo sono io»

Un testimone di interculturalità e di pace.

di Carmelo Labate

«In dialogo» è un progetto extra-curricolare realizzato presso l’IC “Santa Margherita” (Plesso Simone Neri Giampilieri) che mira a formare negli alunni della fascia adolescenziale l’attitudine al dialogo. A parlare di dialogo si fa presto. Ma bisogna trovarsi in situazione col “diverso da noi” per provare quanto siamo capaci di relazionarci. Il 2017 è il terzo anno che in questa scuola si lavora a lungo e intensamente per poi arrivare ad una giornata conclusiva con la presenza di rappresentanti delle diverse confessioni cristiane, con rappresentanti dei musulmani presenti a Messina, con un significativo e qualificato testimone ebreo della interculturalità e della pace.
L’evento è stato abbinato ad un altro organizzato per il pomeriggio dello stesso giorno (23 marzo) dall’Associazione SAE (Segretariato Attività Ecumeniche) di Messina e con la partecipazione del Centro Europeo Studi su Mito e Simbolo (Università degli studi di Messina). Ospite e testimone per i due eventi è stato il prof Bruno Segre, ebreo “secolarizzato”, ma studioso di vari aspetti e momenti della cultura e della storia degli ebrei, che ha sperimentato l’emarginazione sulla propria pelle.
Nell’incontro del mattino a scuola, dopo lo Shalom di canto e di applausi e brevi interventi della dirigente Dr. Laura Tringali e della coordinatrice del progetto Antonina Busà, insegnante di religione e socia del SAE, comincia a parlare Bruno Segre, che le locandine e gli inviti segnalano come ebreo, professore, filosofo, storico, saggista, ma che ama essere chiamato per nome, semplicemente Bruno, soprattutto là in mezzo ai tantissimi ragazzi dei quali potrebbe essere il bisnonno (è prossimo agli 87 anni). E, infatti, si mette a raccontare con tale semplicità di linguaggio che tutti, alunni e genitori e insegnanti, restano affascinati dalla sua parola mite pur se riferisce eventi dolorosi vissuti in età adolescenziale e che per molti aspetti durarono fino al Concilio Vaticano II.
Il Concilio, aveva ricordato la Busà, col decreto Nostra Aetate (n° 4) del 1965, si è pronunciato a favore del popolo ebraico col quale Dio, l’Adonai, aveva stretto l’Antica Alleanza e dal quale popolo discendevano Gesù, Maria, gli Apostoli e i primi credenti già prima che il vangelo fosse annunziato anche ai gentili. L’assurdo che la storia ha vissuto, quello delle persecuzioni di questo popolo, non si dovrebbe ripetere mai più. Perché questo avvenga la Chiesa del Concilio deplora ogni persecuzione e manifestazione antisemita, propone un percorso di rieducazione per sé e tutti i battezzati (studi teologici, predicazione, catechesi) verso gli ebrei, auspica nuove e positive relazioni con le loro comunità.
La voce corale della scolaresca sulle note di Gam-Gam-Gam Ki Elekh, canto che riecheggia il Salmo 23: se andassi nella valle oscura (solitamente ripetuto nel giorno della Memoria per ricordare in particolare quel milione e mezzo di bambini trucidati dai nazisti), prepara e avvia la testimonianza di Bruno.
«Siete meravigliosi, bambini, frequentate una scuola straordinaria»! E racconta che aveva otto anni nel 1938 quando le leggi razziali (forse bisognava scrivere “razziste”, dice) lo bandirono da tutte le scuole del Regno (allora non c’era ancora la Repubblica). La scuola è cultura e questa produce libertà di pensiero e quindi di organizzazione, di sviluppo e di lavoro. La prima cosa che tocca un regime è proprio la scuola. E se qualcuno ti esclude, ti toglie i diritti, tu non sei più “cittadino”, sei un suddito, cioè non sei nessuno, di te si può fare quello che si vuole, e vieni sfruttato come un animale o macchina da fatica. Della scuola non si deve fare a meno, essa ti dà l’opportunità di diventare cittadino, persona, e tutti rispettano la tua dignità. Agli ebrei, spesso nella storia, sono stati negati i diritti più elementari. Fu Carlo Alberto di Savoia, re d’Italia, a dare libertà agli ebrei e ai valdesi (1848).
L’essere fuori da ogni comunità si traduceva nella mia famiglia col non catechizzare in nessuna religione; come ebrei sapevamo soltanto che appartenevamo ad una minoranza (in Italia eravamo appena 1‰ rispetto alla cosiddetta razza ariana) perseguitata sempre, a volte più altre meno. Eppure gli ebrei in Italia erano presenti già molti secoli prima dell’era volgare. Stando ai margini delle denominazioni religiose, però, ci sentivamo e ci sentiamo – noi che viviamo in Italia – cittadini italiani. Sentirsi cittadini non esclude l’essere ebrei o africani o indiani o altro. La diversità è da favorire perché è una ricchezza e aiuta a liberarsi dal pensiero unico che ogni regime tende a imporre, come fanno pure il potere economico mondiale e la forza delle armi. Io sono ebreo perché nato da madre ebrea. Nel tempo mi sono documentato sull’essere ebreo, e così, ogni volta che mi viene richiesta una testimonianza, come questa che sto facendo qui a voi, posso rispondere dettagliando usi e costumi e credenze e cultura.
Dopo il 1938 e la “Catastrofe (Shoah)” degli anni quaranta fino alla Liberazione, la mia vita e dei miei familiari è stata un continuo esodo (come fanno gli sfollati di oggi e tutti quelli che fuggono dalle guerre) da una parte all’altra in cerca di rifugio. Nonostante le difficoltà, ho studiato privatamente per dare gli esami della quinta elementare, per l’ammissione alla scuola media e infine per la maturità. Ho tanto studiato che sapevo quasi tutto Dante a memoria. Ma lo Shemà Israel è la vera cultura degli ebrei, è quel tramandarsi attraverso l’ascolto un senso di liberazione da ogni schiavitù. Questo me lo hanno fatto capire i miei nipotini con le loro domande pertinenti e impertinenti e alle quali ho risposto riprendendo anch'io la tradizionale preghiera che gli ebrei insegnano ai propri figli a recitare prima di andare a dormire la sera, come un consegnarsi nelle mani dell’unico Signore. Così i miei nipotini sono divenuti il supporto del quale avevo bisogno nella mia ricerca di Libertà.
Bruno non si stancava di parlare. E’ stato interrotto soltanto dall'esigenza degli alunni di porre delle domande, alle quali ha risposto puntualmente, con chiarezza e con garbo. Un grande applauso, un variopinto e profumato mazzo di fiori e le foto ricordo hanno concluso la manifestazione del mattino.
Nel pomeriggio alle ore 17,30, presso l’aula Cannizzaro dell’Università degli Studi, il prof. Segre ha ripreso la sua testimonianza su “Che razza di ebreo sono io”. Daniela Villari, resposabile del SAE di Messina, ha presentato Segre come amico e socio del SAE nazionale, al cui sviluppo ha contribuito non poco. Con brevi tratti biografici Daniela ha delineato la figura di Segre, nato da ebrei, in una famiglia cosmopolita e aperta a qualsiasi tipo di incontro. Ha ricordato come nel 1938 le leggi razziali hanno chiuso per lui, come per ogni altro bambino ebreo, le porte della scuola, mandando in frantumi lo spensierato mondo dell’infanzia. Dopo la catastrofe (Shoah) e il crollo del nazi-fascismo rientrò a Milano, dove si laureò in filosofia. Nel 1955 andò in Israele quasi convinto del programma sionista. Ritornò poi negli anni ’90 per conoscere in prima persona il villaggio Nevè Shalom – Wahat al-Salam. Riguardo alla Shoah Segre auspica che ogni rievocazione non si esaurisca nella retorica di una rituale invocazione ‘ciò non deve accadere mai più’, ma favorisca nelle giovani generazioni la progettazione di un avvenire vivibile, da condividere fraternamente con tutti i figli degli uomini”.
Dopo tale presentazione, Segre indirizza la propria conversazione sul piano socio-politico, essendo stato egli stesso per molti anni presidente dell’Associazione italiana “Amici di Nevé Shalom / Wahat al-Salam”. Racconta come Bruno Hussar, sacerdote domenicano, figlio di ebrei, ha avuto l’idea di creare l’Oasi della pace in Israele, un villaggio dove possano convivere Arabi palestinesi ed Ebrei Israeliani. Ci ha descritto nei particolari le difficoltà affrontate da p. Hussar. Ma il progetto è oggi una realtà e ospita, oltre la scuola, le varie iniziative di coloro che amano e si fanno operatori di pace (come i genitori palestinesi e israeliani dei soldati morti durante i combattimenti).
Interessante intervento/domanda del prof. Giovanni Raffaele, che molti anni addietro insieme ad altri messinesi ha potuto visitare il villaggio. La risposta è stata inequivocabile: ci vogliono due stati sovrani, altrimenti la lotta durerà sempre e con conseguenze nefaste per gli uni e per gli altri. Il prof. Giovanni Caola, ebraista, ha chiesto ulteriori spiegazioni sull’essere ebreo “secolare” e/o “laico”. Segre ha risposto che occorre tenere distinti i due termini “secolarizzazione” e “laicità. “Secolare” o “secolarizzato” è l’ebraismo di quelle persone o congregazioni le quali, «avendo perso ogni significativo  contatto con le pratiche della preghiera e del rito, intendono tuttavia  mantenere vive e, possibilmente, ritrasmettere alle generazioni future le consuetudini del racconto e dello studio; costoro riagganciano la tradizione e a loro modo la recuperano, ma soprattutto considerano irrinunciabile la loro identità ebraica, comunque tale identità venga intesa». Ad altre domande Segre non si è sottratto fin quando il custode dell’Università non ha sollecitato la conclusione dell’incontro.
Evento ancora più significativo si è svolto l’indomani 24 marzo al Parco ecologico S. Jachiddu, dove alla presenza di Segre Mario Albano, frate francescano, ha piantato un ulivo di pace in memoria della visita e auspicando NEVÈ SHALOM - WAHAT AL-SALAM tra israeliani e palestinesi e tra le donne e gli uomini e tutti gli esseri viventi. (Carmelo Labate, SAE di Messina)

15Mar/170

Messina – «Vivere la Pace possibile … “Nevé Shalom / Wahat al-Salam”, villaggio dove convivono Arabi palestinesi ed Ebrei Israeliani»

giovedì 23 marzo Il SAE di Messinavrà come ospite e testimone il prof Bruno Segre, ebreo “secolarizzato” e studioso di vari aspetti e momenti della cultura e della storia degli ebrei.
Alle ore 17,30, presso l’aula Cannizzaro dell’Università, il prof  Segre terrà una conferenza dal titolo Che razza di ebreo sono io. Un testimone di interculturalità e pace”. Ci racconterà la sua storia personale di ebreo, che ha attraversato i secoli XX e XXI e ci parlerà anche della sua esperienza di presidente dell’Associazione Italiana “Amici di Nevé Shalom / Wahat al-Salam”, villaggio dove convivono Arabi palestinesi ed Ebrei Israeliani. Tale associazione sostiene il villaggio omonimo, raccogliendo fondi per sostenerne i progetti educativi e ne diffonde il messaggio. Bruno Segre si è anche occupato di sociologia della cooperazione ed educazione degli adulti nell’ambito del “Movimento Comunità” fondato da Adriano Olivetti. Da sempre è un appassionato sostenitore del dialogo tra culture diverse e testimone dei valori della convivenza pacifica e dello scambio interculturale.
Con la speranza di vedervi numerosi, saluti fraterni, 
Daniela Villari (SAE di Messina)

18Feb/170

Messina – «Camminare insieme nell’approfondimento e nella riflessione della Lettera di Giacomo»

12Gen/170

Messina – «L’appuntamento annuale per approfondire il rapporto unico del cristianesimo con l’ebraismo»

22Nov/160

Messina – SAE «Una lettura spirituale…“A partire da Gerusalemme. Lettera di Giacomo, lettera di Giuda e Seconda lettera di Pietro”»

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6Set/161

Enna – SAE Sicilia Calabria -«Un ‘evento di cultura ecumenica, comunitaria e solidale nel capoluogo più alto d’Italia»

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E' straordinario come tutti i tasselli, come per incanto, si dispongano al loro posto per formare un policromo di umanità, di partecipazione, di fede e spiritualità. I convenuti formali erano i Gruppi SAE di Messina, Palermo, Reggio Calabria, Cefalù, Gela, Calascibetta e Piazza Armerina 'chiamati e accolti dal Gruppo di Enna capitanato da Fenisia Mirabella nei locali dell'Oasi francescana di Pergusa.  Sabato 3 settembre 2016, donne, uomini, sacerdoti, pastori, pastore, diaconi e giovani (presentazione di Fenisia) si sono ritrovati per iniziare, tutti insieme, le attività di un nuovo anno di impegno, ascoltando la teologa Antonietta Potente sul tema:

«Osare passi nuovi nel praticare il dialogo ecumenico e interreligioso»

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Stile personale. Autentica nel suo linguaggio senza fronzoli ed effetti speciali. Minuta, con occhi penetranti da cui traspare l'ammirata presenza di uno spirito di continua ricerca. Questa forza interiore è frutto della conoscenza intima e profonda della Parola. Nulla è lasciato al caso. Imperturbabile anche nelle risposte da dare a quesiti o domande fatte per evidenziare prevalentemente le differenze. E' evidente da che parte sta. Ma le sue riflessioni convincono, ancor più, per la forza di stimolo della parte migliore di ogni uomo. Di quella legge scritta nei cuori che non può limitarsi agli aspetti esteriori formalistici, ma che cambia il nostro modo di essere nel mondo, in ascolto costante di ogni brezza leggera, senza dimenticarsi di porre mano all'aratro e poi non voltarsi indietro. Non dobbiamo avere 'morti da seppellire, genitori e parenti da salutare. Riconoscere che le divisioni, specie nel mondo cristiano, nascono, in tutti i secoli, per interessi politici di potere di 'poveri uomini. Salutare

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il punto di vista sulla creazione non vista come oggetto ma come Soggetto di relazione con Dio. Dalla breve scheda di presentazione, (al termine del post) si può desumere la grandezza dell'impegno morale spirituale della Teologa e quello altrettanto importante della condivisione di vita con i campesinos della Bolivia.

I gruppi hanno poi condiviso le esperienze di dialogo nelle diverse realtà dei partecipanti.

In questo contesto culturale si è incastonato lo spazio ecologico In cammino sulla Via sacra  - dal Castello di Lombardia alla Grotta dei santi.  La presentazione è stata curata dall'architetto Gianni Trapani e da due giovani e bravissimi Scout

  • Nata a Loano nel 1958 Anonietta Potente fa parte della Unione delle Domenicane di S. T. D'Aquino. Ha conseguito il dottorato in Teologia morale a Roma con la tesi : La Diakonia: cooperazione della storia alla riconciliazione compiuta da Dio. Ha insegnato all'Angelicum di Roma e alla Facoltà Teologica dell'Italia centrale a Firenze. Dal 1994 vive in Bolivia abitando insieme a dei campesinos. Sostiene il cambiamento socio-politico e costituente di Evo Morales. Attualmente collabora con l'Istituto ecumenico di teologia andina di La Paz. Il suo pensiero si sviluppa verso un ripensamento del fare teologia a partire dalla riflessione ecologia e di genere.


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26Mag/160

Messina – SAE « Riflettere tutti insieme sulla interconnessione e riconciliazione con la TERRA»

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19 maggio 2016  - Biblioteca Provinciale dei Frati Cappuccini

Incontri del SAE

« CURA DELLA CASA COMUNE -  Incontro col monaco buddista tibetano»

Il 19 maggio scorso è stato ospite del SAE presso la Biblioteca Provinciale dei Frati Cappuccini il ven. Thupten Tharpa (Osvaldo), del monastero di Lhungtok Choekhorling (in Toscana), invitato a presentare il punto di vista del buddhismo sul tema della CURA DELLA CASA COMUNE.

Doppio lo scopo dell’incontro: iscrivere la «Laudato si’» entro l’ampio orizzonte al quale lo stesso Papa Francesco fa riferimento quando ricorda che anche altre religioni «hanno sviluppato una profonda preoccupazione e una preziosa riflessione su questi temi che stanno a cuore a tutti noi»; riaccendere l’entusiasmo che si è creato al momento della pubblicazione della «Laudato si’» e che ultimamente, come ha rilevato Carmelo Labate nella sua introduzione, appare pericolosamente affievolito.
Buddista-01Mettendo preliminarmente e provocatoriamente in discussione il titolo stesso dell’incontro ed escludendo che esista una visione propriamente buddhista del tema, il ven. Osvaldo ha richiamato le tappe più significative di un percorso comune che dall'etica razionalista di Hans Jonas (Il principio di responsabilità, 1979), passando per la «nuova innocenza» di Raimon Panikkar (1998) e per le prese di posizione di Bartolomeo e dello stesso Dalai Lama, conduce alla «Laudato si’».
Il sentimento dell’interconnessione, il necessario recupero dell’unità a fronte della parcellizzazione, la compassione come timone che determina e orienta il nostro agire, l’assunzione di responsabilità e la necessità sempre più urgente di passare dal piano della parola a quello dell’azione sono stati i poli ricorrenti della sua conversazione.
Tra gli interventi seguiti alla relazione, quello di fratel Mario Albano, appassionato curatore della casa comune al Forte San Jachiddu e instancabile suscitatore di occasioni di riconciliazione con la Terra (come la festa del Solstizio d’estate che ha avuto luogo lo scorso anno). Un po’ di delusione per coloro che, attraverso questo incontro, contavano di familiarizzarsi con le coordinate della tradizione e della spiritualità buddhista: ma l’appuntamento è solo rinviato. (Simonetta Micale)

25Apr/160

Messina – SAE – 3ª «In vista del…Cinquecentenario (2017) della RIFORMA LUTERANA »

3° incontro riforma 2016 (2)«Il terzo e ultimo degli incontri sulla Riforma Luterana organizzati dal SAE di Messina con la collaborazione delle Chiese Valdese di Messina e Luterana di Sicilia, in preparazione al Cinquecentenario del 2017»

-  LA RIFORMA CATTOLICA DELLA CHIESA

di Simonetta Micale
Il 13 aprile scorso il teologo gesuita padre Felice Scalia ha animato il terzo e ultimo incontro del ciclo organizzato in preparazione al 3° incontro riforma 2016 (3)Cinquecentenario della Riforma luterana. Affrontando il tema della «Riforma cattolica della chiesa», padre Felice ha preliminarmente fissato la prima e fondamentale deriva di essa agli anni 313 (Editto di Milano) e soprattutto 380 (Editto di Tessalonica: il cristianesimo diventa religione di stato), e ha quindi ricordato come l’esigenza di una «Reformatio Ecclesiae» nasca già in epoca medievale ad opera del popolo di Dio, esprimendosi in movimenti popolari e pauperistici che hanno prodotto esperienze feconde come quella di 3° incontro riforma 2016 (4)Francesco d’Assisi e quella di Gioacchino da Fiore. Alla fine del XV e all'inizio del XVI secolo è più vivo che mai il desiderio di riportare alla sua condizione spirituale una chiesa divenuta centro di potere: nascono movimenti di laici che coniugano la pietà eucaristica con l’apostolato (spicca fra essi la Compagnia del Divino Amore, cui si deve la fondazione di tanti ospedali); viene curata la riforma dei costumi ecclesiastici ( significativo il modello pastorale proposto dal vescovo di Verona Matteo Giberti); si procede ad una riforma degli ordini 3° incontro riforma (13.04.2016) (1)-001religiosi; vengono istituite, spesso in consonanza con la Riforma protestante più che in antitesi ad essa, comunità di chierici regolari più liberi dalla fissità monastica e più dediti all'apostolato (Teatini, Barnabiti, Somaschi, Gesuiti etc.). Particolare attenzione padre Felice ha dedicato inevitabilmente alla fondazione della Compagnia di Gesù (1540), richiamando gli elementi riformisti presenti nella spiritualità ignaziana: l’invito alla povertà materiale e spirituale, l’impegno a non accettare cariche, il servizio apostolico, la dignità attribuita ai laici, che Ignazio considerava chiesa a tutti gli effetti e 2012_10_25-SAE-ME-Assemblea-annunciatori del vangelo. Senz'altro lo stile dei gesuiti, ha concluso padre Scalia, ha rappresentato un seme di riforma all'interno della chiesa cattolica.
Negli interventi seguiti alla relazione, il nostro socio Carmelo Labate ha opportunamente ricordato la straordinaria attività riformatrice (e pedagogica) di san Filippo Neri, mentre il pastore valdese Rosario Confessore si è chiesto come l'idea di una 'chiesa istituzione’ possa accordarsi con le affermazioni conciliari secondo cui la chiesa è sacramento, cioè segno e strumento dell’unione con Dio e in Dio (mentre per la Riforma Dio si rende presente nello Spirito e nella Parola).
Fine serata, ancora una volta, in allegra convivialità.

di Simonetta Micale

4Apr/160

Messina – SAE – 2ª «In vista del…Cinquecentenario (2017) della RIFORMA LUTERANA »

SAE-LATZ«Il secondo dei tre incontri sulla Riforma Luterana organizzati dal SAE di Messina con la collaborazione delle Chiese Valdese di Messina e Luterana di Sicilia, in preparazione al Cinquecentenario del 2017»

- Cardini Teologici Della Riforma Luterana
DAL CONFLITTO ALLA COMUNIONE

Il 17 marzo scorso si è svolto, nei locali della chiesa valdese di via Laudamo, il secondo dei tre incontri di preparazione al Cinquecentenario della Riforma, organizzati dal SAE con la collaborazione della chiesa valdese di Messina e della chiesa evangelica luterana di Sicilia.
Il pastore luterano Andreas Latz ha affrontato il tema proposto, i Cardini teologici della Riforma luterana, in una prospettiva prettamente ecumenica e contemporanea, ispirandosi al documento Dal conflitto alla comunione. La commemorazione comune luterana-cattolica della Riforma nel 2017, che la Commissione teologica bilaterale ha messo a punto proprio in occasione del Cinquecentenario. Latz ha dunque presentato l’anniversario non come la celebrazione di una separazione ma come una condivisione di gioia (per la fede comune) e di dolore (per gli errori commessi da entrambe le parti). Ha inoltre segnalato come l’importanza del documento, una ricostruzione e narrazione comune della storia della Riforma, risieda nella sua stessa esistenza e nelle sue modalità di redazione. Il testo, d’altra parte, non annulla le

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SAE_ME-Dr Simonetta Micale -Immagine BLOG

diverse teologie sui punti cardine della Riforma luterana (Sola Scriptura, Sola fide, Sola gratia, Solus Christus) e non nasconde i nodi da sciogliere (ministero, presenza eucaristica, sacramenti, struttura ecclesiale) ma suggerisce che alla soluzione dei problemi si arriva meglio e prima quando si procede insieme: nello studio della Parola, nella frequentazione reciproca del culto altrui, nella diaconia che incontra le esigenze dell’umanità attuale, nella proposta alle giovani generazioni (ormai lontane da tutte le chiese) di un vangelo di comunione.
Con l’entusiasmo che lo caratterizza, Andreas Latz ha espresso delle valutazioni molto positive sulla situazione dell’ecumenismo in Sicilia e a Messina: non appannaggio esclusivo dei responsabili, ma frutto di una diffusa mentalità e operatività che permea tutte le chiese cristiane.
Tra i numerosi e appassionati interventi che hanno animato il dibattito, significativi come sempre quelli del pastore valdese Rosario Confessore, che ha voluto problematizzare e approfondire alcuni aspetti del tema.
A concludere, un delizioso rinfresco con le prelibatezze dolci preparate dalle nostre ospiti: poi tutti insieme a cena, per vivere ancora la nostra comunione.

di Simonetta Micale

4Apr/160

Messina – SAE – 1ª «In vista del…Cinquecentenario (2017) della RIFORMA LUTERANA »

SAE-Hansen

«Il primo dei tre incontri sulla Riforma Luterana organizzati dal SAE di Messina con la collaborazione delle Chiese Valdese di Messina e Luterana di Sicilia, in preparazione al Cinquecentenario del 2017»

- LA SITUAZIONE STORICA PRIMA DELLA RIFORMA LUTERANA

Di grande interesse e fortemente partecipato il primo dei tre incontri sulla Riforma Luterana organizzati dal SAE di Messina con la collaborazione delle Chiese Valdese di Messina e Luterana di Sicilia, in preparazione al Cinquecentenario del 2017. L’incontro si è svolto giovedì 11 febbraio presso la Chiesa Valdese di Messina.
Dopo l’introduzione di Daniela Villari, responsabile del gruppo locale SAE di Messina, Jens Hansen, pastore valdese e teologo, ha descritto la situazione storica al tempo di Lutero con dati storici di più recente acquisizione, segnalando così i principali fattori che avevano preparato un terreno fertile allo sviluppo della riforma stessa.
Ha inizialmente dimostrato come il limes romano, che divideva l’Europa percorrendola nella sua parte centrale, rappresenti una linea di confine tra i paesi prevalentemente cattolici dai paesi protestanti, con l’eccezione della Svizzera che è protestante anche se situata al di qua del limes e dell’isola Britannica dove il limes divide gli Anglicani inglesi dai presbiteriani scozzesi.
Un limes più significativo, tuttavia, dice il pastore Hansen citando Hegel, è stato quello spirito di libertà che ha sempre avuto il popolo germanico e che per i Romani ha rappresentato un limite invalicabile.
Successivamente nel 1246 la chiesa cattolica romana, non senza battaglie sanguinose e crudeli, riuscì a diffondere il Cristianesimo nella zona compresa tra il fiume Elba, il mar Baltico ed il mar del Nord. Non riuscendo, tuttavia, a cancellare lo spirito di libertà di quelle popolazioni. Le quali non esitarono, subito dopo il 1517, a far propria la Riforma di Lutero, portatrice di principi libertari che consentivano la riconquista della libertà dalle imposizioni romane.
Martin Lutero, prosegue il pastore Hansen, inizia l’opera riformatrice, per la crisi spirituale, che nasce in lui, monaco agostiniano, a causa del forte contrasto tra la Sacra Scrittura e la prassi della Chiesa, tra una teologia arroccata su interpretazioni che giustificavano il potere degli ecclesiastici e una teologia della salvezza destinata invece ai poveri e agli ultimi. Lutero, inoltre, amato e contestato dai diversi schieramenti, non fu sordo ai molteplici fermenti del suo tempo di carattere economico, politico, sociale.
Già nel 1347 era arrivata la peste in Europa mediante navi provenienti da Caffa, porto del mar Nero. Questo immane flagello, che decimò un terzo della popolazione, è stato responsabile di una visione pessimistica della vita, facendo prevalere l’idea di un Dio giudice implacabile. La stessa croce era divenuta solo legno di sofferenza. In questo contesto si affermò il culto esagerato della Madonna e dei santi. Nel frattempo viene sviluppata anche la dottrina del purgatorio, la quale rafforzava l’idea dell’insufficienza dell’opera di Cristo e quindi la necessità delle indulgenze.

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SAE_ME-Dr. Daniela Villari -Immagine BLOG

Negli ultimi due secoli prima della Riforma si assistette anche alla conversione da un’economia centrata sulla proprietà terriera (feudo) ad un’economia basata sul denaro con la conseguente nascita delle banche e della classe dei finanzieri. In questo cambiamento comincia per la curia romana il commercio delle indulgenze.
Tuttavia la Riforma mette radici anche per altre ragioni esterne alla chiesa, quali: il risveglio delle nazionalità contro il sacro romano impero, l’umanesimo con invenzione della stampa, che garantirono un nuovo approccio alla Sacra Scrittura e le esigenze emancipative di vari strati sociali. Mentre all'interno della chiesa, hanno un ruolo importante la debolezza del papato reduce dall'esilio di Avignone e la presenza contemporanea di più papi in contrasto fra loro.
Il pastore Hansen ha inoltre posto l’accento sul ruolo importante che, nella formazione monacale e teologica di Martin Lutero, hanno avuto gli scritti di Agostino d’Ippona e, attraverso lui, la riscoperta dell’apostolo Paolo.
La relazione di Jens Hansen è stata arricchita dalle preziose riflessioni del pastore Rosario Confessore e da numerosi e appassionati interventi del pubblico presente. L’incontro si è concluso con un apprezzato momento conviviale donato dalla generosità della chiesa valdese di Messina.

di Daniela Villari

20Gen/160

Messina – «XX Giornata per l’approfondimento e lo sviluppo del dialogo ebrei-cristiani»

giovedì 14 gennaio 2016 - Biblioteca Frati Minori Cappuccini - Messina

NON DESIDERARE

La XX Giornata per l’approfondimento e lo sviluppo del dialogo cristiani-ebrei sul tema della decima parola: “Non desidererai…” si è tenuta giovedì 14 gennaio 2016 presso i locali della Biblioteca dei frati minori cappuccini di Messina. L’iniziativa è stata coordinata dal SAE di Messina e dall’Ufficio diocesano per l’ecumenismo e il dialogo. L’incontro si è aperto con l’accoglienza e l’introduzione al tema da parte della responsabile del SAE di Messina, la dott.ssa Daniela Villari.

foto-8Ricca e approfondita la presentazione della tematica, scaturita dal diverso approccio al testo biblico dei due relatori, il prof. Giovanni Caola, esperto studioso di ebraismo, e padre Alessio Mandanikiota, ieromonaco greco-ortodosso. La Bibbia (e con essa i Comandamenti o Dieci Parole) è patrimonio comune ad ebrei e cristiani e fondamento del dialogo interreligioso. Ma il loro significato merita di essere liberato da incrostazioni e pregiudizi che allontanano da quello originario e confinano all'osservanza di un 'fare e non fare', tipico di un’esperienza di fede dottrinale e “farisaica”.

 In questa direzione l’intervento del prof. Caola ha avuto inizio con un aneddoto talmudico che mette in evidenza come non basta conoscere bene (attraversare) la Torah e il Talmud, quanto piuttosto lasciarsi attraversare da essi, sino a poter formulare una personale interpretazione. Questo metodo di comprensione esalta la responsabilità creatrice di ciascun uomo e lo libera dal pericolo dei pensieri prefabbricati. Ciascuno è tenuto a sviluppare e a dar corpo a questa unicità e irripetibilità (M. Buber). Essere quello che si è e non il clone di un altro. La Decima Parola (Comandamento) come è scritta nell’Esodo 20,1-17 inizia con “Non desidererai (lo tah-mod) la casa (bet) del tuo prossimo (re-e-ka)”; poi aggiunge “non desidererai la moglie (eset) del tuo prossimo”; e conclude: né alcunché “di ciò che appartiene al tuo prossimo”. I Talmudisti sostengono che casa in ebraico è bait obet e si scrive esattamente come la seconda lettera dell’alfabeto ebraico (bet). Che è però la prima lettera della Torah. Il Pentateuco, infatti, non inizia con alef, ma con bet (Genesi 1,1: “Bereshit barah Elohim“). Bereshit, in principio, all’inizio. Per dire che non si accede mai all’alef, ossia all'origine, alla cifra n.1 primordiale. Si è sempre già dentro la cifra n.2, la bet, che scrive esattamente la parola casa. Anche il grafico della bet in ebraico antico somigliava a una casa. Pertanto la Torah inizia con la bet per dire che l’origine di ogni uomo non si conosce mai perché si trova nell'origine dell’origine (alef) che è trascendente, cioè in Dio. Una lettura della decima parola potrebbe essere: non desidererai l’origine del tuo prossimo. Cioè, non credere che l’origine di cui non sai e che ti sfugge, l’alef, la potrai trovare presso il tuo prossimo. O ancora: non desiderare l’esistenza dell’altro perché ugualmente non gioverebbe alla tua. O più semplicemente: non pensare che l’altro ti abbia rubato l’origine, perché questo comporta ansietà, concupiscenza, violazione e manipolazione per interessi di parte, desiderio di prendere la casa del tuo prossimo, la sua dignità e quello che pensi di non avere nella tua. Non hai accesso alla tua origine, non perché qualcun altro te l’abbia rubata, né a quella degli altri, ma perché è data da Dio. Questa lettura, che non abbandona il testo letterale, ci permette di cogliere il senso della giustizia e dell’amore insito nell'etica dei Comandamenti.

foto-6P. Alessio constata che oggi l’amore spesso viene vissuto come possesso, così pure l’esperienza di fede viene fondata ed esplicitata nel possesso: un po’ per ingenuità, un po’ per superbia si crede di arrivare a possedere Dio. Il semplice non desiderare per non avere problemi o il desiderare anche il paradiso, se stanno al di fuori della logica dell’amore e del bene per l’altro, possono risultare fuorvianti e praticare un uso fondamentalista dei testi sacri e delle religioni che su essi si fondano. Tutta l’umanità è desiderosa di salvezza. Si impone dunque all'uomo il passaggio dal desiderare all’amare. L’uomo di fede chiede, anche con insistenza, e si pone in attesa di una risposta divina, che non tarderà ad arrivare. I Salmi sono una continua richiesta: “Il tuo volto noi cerchiamo” (Sal 27,8). Persino il Padre nostro fa ben sette richieste (cfr. Mt 6,7-13). Maria di Nazareth è colei che non brama alcunché, che non chiede, ma si limita a constatare: “Non hanno vino” (Gv 2,3). E si abbandona fiduciosa al figlio suo e ai servitori: “Fate quanto vi dirà” (Gv 2,5). Il “Non desiderare” è perciò un positivo considerare l’altro non un nemico ma un interlocutore, un compagno di strada, con il quale condividere ricerca e richieste. E’ considerare Dio come soggetto che non tiene per sé, ma elargisce tutto in doni. Non uno da temere, ma da amare (Sant’Antonio abate). Anche la Torah afferma: “Se mi amate osserverete i comandamenti” (cfr. Es 20,6). Il “comando” (patto di alleanza) rivolto ad ogni uomo di buona volontà, sia esso ebreo, cristiano, musulmano buddista, ecc. si realizza nell'osservanza, dunque, dell’unico comandamento, quello dell’amore: per sé, per gli altri, per il creato, per Dio.

foto-7In appendice il prof. Demetrio Chiatto ha guidato l’ascolto polifonico del Salmo 150 del musicista messinese Saja, organista nel Tempio principale ebraico di Roma. A conclusione dell’incontro suor Tarcisia Carnieletto fmm, direttore dell’Ufficio ecumenico diocesano, ha guidato la recita del Salmo 140 fatta da rappresentanti della chiesa anglicana, luterana e cattolica, e la preghiera comunitaria ebraica di ‘Arvit per l’uscita di Shabbat. (Carmelo Labate, socio SAE)

11Nov/150

Messina – «La misericordia è un atto d’amore che Dio coltiva da sempre per le sue creature»

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26Set/150

Messina – «Gli appuntamenti del SAE Messina e la giornata del “Dialogo cristiano islamico”»

Calendario degli incontri 2015-2016 (ordinari e straordinari)

2015 - 01 settembre ore 18 - Giornata del creato - Parco San Jachiddu
2015 - 03 ottobre                 - Viaggio a Stilo e Caulonia organizzato dal SAE di Reggio Cal.
2015 - 06 ottobre            - Preghiera ecumenica Pastore Rosario Confessore e fratel Mario Albano - Sala attività valdesi
2015 - 27 ottobre - ?            - Quattordicesima Giornata del dialogo cristiano-islamico
2015 - 31-1 novembre         - Incontro dei Gruppi locali (CGL) - ROMA
2015 - 17 o 19 novembre ?  - Preghiera ecumenica presso Avventisti
2015 - 09 dicembre ?          - Incontro con buddisti (creato) Ven. Osvaldo, monaco tibetano
2016 - 12 o 14  gennaio        - Celebrazione della Giornata del Dialogo tra cristiani ed Ebrei del 17 Gennaio 2016
2016 - 18 al 25 gennaio       - Settimana di preghiera per l’Unità dei cristiani  Messina
2016 - 24 gennaio                 - Ufficio Diocesano per il Dialogo Ecumenico e InterreligiosoCelebrazione Ecumenica della parola di Dio con la partecipazione anglicana, luterana, ortodossa, valdese.
2016 -    febbraio                - (festa della libertà) - Incontro con Paolo Naso, valdese - La situazione storica della Riforma
2016 - 17 marzo                  - Incontro con Andreas Latz, pastore luterano - Cardini teologici della Riforma
2016 -      marzo                  - Giampilieri - Scuola “Simone Pasquale Neri” - III Incontro Ecumenico e Interreligioso
2016 - 12 o 14 aprile          - p. Felice Scalia, gesuita, teologo - Riforma cattolica della chiesa
2016 -      aprile                  - Convegno di Primavera
2016 - 15 maggio               - Preghiera ecumenica Pentecoste
2016 - 7 o 9 giugno           - Incontro con SAE di Reggio Calabria, Palermo ed Enna
2016 - Data da stabilire  - A cura dell’Uff. Dioc. per il dialogo ecumenico e interreligioso di Messina - Pentecoste
2016  23-30 luglio  - 53ª Sessione di Formazione Ecumenica Tema: Nuovi paradigmi per il cammino ecumenico? - Assisi
N. B. Gli orari saranno precisati nell’imminenza di ciascun incontro. Le date sono state scelte secondo le esigenze degli interlocutori.

La parola oikouméne in greco significa terra abitata o abitabile, oppure quello che riguarda la terra abitata e, quindi, universale. Nel secolo XVII ecumene si identifica con la missione universale delle Chiese; poi passa a significare il dinamismo verso l’unificazione della cristianità. Oggi il termine si apre anche al di fuori della cristianità; prima di tutto al rapporto con l’ebraismo in virtù della comune radice”, per cui si è coniato il termine ecumenismo abramitico e poi all’Islam. Tuttavia il significato semantico di oikouméne, come terra abitata, ci indica che fare ecumenismo non significa solo promuovere l’unità dei cristiani, ma di tutto il genere umano”.

Il dialogo non si articola esclusivamente attorno alla dottrina, ma coinvolge tutta la persona: esso è anche un dialogo d’amore (Ut Unum Sint, 47)

Il SAE Segretariato Attività Ecumeniche è un'associazione laica e interconfessionale, si pone in continuità con l’attività di dialogo e di formazione ecumenica promossa dalla fondatrice Maria Vingiani dapprima a Venezia (dal 1947), quindi a Roma, al momento dell’annuncio del Concilio Ecumenico Vaticano II. Nel 1966 si costituisce formalmente in associazione sotto la presidenza della stessa fondatrice. Dal 1964 organizza ogni anno in estate una Sessione di formazione ecumenica, di cui vengono pubblicati gli Atti e alla quale affianca abitualmente un più breve Convegno annuale di primaveraE’ stato tra i promotori della giornata per l'ebraismo (1989) e del documento per i matrimoni interconfessionali tra cattolici e valdesi-metodisti (1998). Rifacendosi allo storico gruppo Agape, il SAE di Messina fa del dialogo ecumenico e interreligioso (Ebrei, Musulmani, ecc) sincero, aperto e costruttivo, la propria ragion d’essere. Lo scopo dell’Associazione è di approfondire e divulgare l'esperienza e l'ideale ecumenico, promuovendo incontri di preghiera, di studio biblico, di informazione e formazione ecumenica, svolgendo attività socio-pastorali con carattere di dialogo interconfessionale ed interreligioso, con conferenze e dibattiti.

Il SAE collabora con altre Associazioni per realizzare una cultura di pace, un nuovo approccio con il creato.

Appello per la XIV Giornata ecumenica del dialogo cristiano islamico del 27 ottobre 2015

«Cristiani e musulmani: dall'accoglienza alla convivenza pacifica»

Cristiani e musulmani, lo diciamo da sempre, hanno profonde radici comuni. Già lo scorso anno ne abbiamo indicato due, quelli della misericordia e della compassione. Islam e cristianesimo, di più, sono religioni di pace.
E per costruire un mondo di pace c'è bisogno che le due religioni mondiali maggioritarie, che sono l'islam ed il cristianesimo,  sappiano riscoprire le comuni radici di pace in tutte le loro molteplici declinazioni, fra cui quest'anno vogliamo indicare alle comunità cristiane e musulmane, come tema per la quattordicesima giornata ecumenica del dialogo cristiano islamico del 27 ottobre 2015, quelle dell'accoglienza dello straniero, del rifugiato, dell'aiuto ai poveri, agli ultimi della società, per costruire la convivenza pacifica, che abbiamo sintetizzato in : «Cristiani e musulmani: dall'accoglienza alla convivenza pacifica». I nostri rispettivi testi sacri dicono parole chiare su tale aspetto, checchè ne dicano coloro che vorrebbero piegare sia l'islam che il cristianesimo alla logica della guerra.
Questo crediamo possa essere la strada per costruire una società libera dal terrore della guerra nucleare, dalla paura continua di qualsiasi essere umano diverso da noi, riscoprendo la comune umanità, il comune bisogno di accoglienza e di vivere pacificamente, come figli e figlie dell'unica Madre Terra che ci ospita.
La ricca e opulenta Europa ed il cosiddetto "occidente", non potranno assolversi dalle proprie gravissime colpe nei confronti dei popoli che hanno depredato delle loro risorse e che hanno costretto a subire la guerra e poi a fuggire e a divenire profughi, se non fermando la vendita degli armamenti, che sostengono la guerra e producono milioni di profughi, e ponendo fine alla depredazione delle risorse dei popoli africani, asiatici o sudamericani. Chi vuole pace per se dovrà imparare a dare pace agli altri. E questo lo si potrà fare riscoprendo le vere radici comuni alle religioni monoteiste, ad islam, cristianesimo ed ebraismo, che sono l'accoglienza, l'ospitalità, la misericordia, la pace, perché "la terrà è di Dio" e nessuno ha il diritto di dichiararla propria e sfruttarla a proprio uso e consumo.
Uomini e donne di pace cercasi.
Con un fraterno augurio di shalom, salaam, pace - Il Comitato Organizzatore - Roma, 25 giugno 2015

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Messina – «In perfetta sintonia con il “Laudato si'” … un evento pieno di speranza a “Forte S. Jachiddu”»

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21 giugno 2015Forte S. Jachiddu 

«Solstizio d’estate Al Parco Ecologico S. Jachiddu»

"Dico che quando per diversi motivi plausibili non possiamo partecipare ad una manifestazione pubblica, carica di significato e di speranza, veniamo privati di una esperienza irripetibile. Tale è stata l’iniziativa che si è svolta domenica Solstizio d’estate Al Parco Ecologico S. Jachiddu.

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La scommessa nella riuscita c’era tutta. Ed è stata vinta non solo da chi ha avuto la prima idea, fratel Mario Albano, francescano, e il ven. Osvaldo, monaco buddista; ma anche dalle associazioni laiche e religiose che hanno partecipato al progetto, quali: Amici del Fortino, Comunità “Buddismo e buon senso”, Italia Nostra, il SAE (Segretariato Attività Ecumeniche) di Messina, la Piccola Comunità Nuovi Orizzonti, Baobab, Terra e Cielo, la Gi.Fra, l’Agesci, il Centro Islamico di Messina (con un messaggio) e tante altre realtà del messinese. Davvero eccezionale è stata la presenza delle persone sia per il numero, sia per la viva partecipazione. Il poggio dove tutti siamo convenuti era stracolmo e qualcuno s’è dovuto fermare nel piccolo anfiteatro dove al centro è posta una piramide di specchi che permettono di poter mirare il cielo e il volo degli uccelli senza dover alzare in alto gli occhi. Sì, perché è la Terra che ci parla del Cielo e il Cielo che contiene la Terra.

Fratel Mario ne ha introdotto il significato, ricordando che già prima della notizia dell’enciclica di papa Francesco Laudato si’ si era pensato di ispirare l’iniziativa alla strofa del Cantico di Francesco d’Assisi che recita: Laudato si’, mi Signore, per sora nostra matre Terra, la quale ne sustenta et governa, et produce diversi fructi con coloriti fiori et erba. La bramosia e l’avidità, il benessere smisurato di pochi e il consumismo sfrenato dominano e sfruttano la Terra invece di custodirla, riducono la terra fertile a deserto, devastano le foreste, inquinano l’aria e l’acqua, cambiano la primitiva armonia delle stagioni. Bisogna riporre al centro la Terra la quale ci sostiene e governa, distribuisce con equità i suoi beni.
Il ven. Osvaldo ha messo in risalto i particolari del gesto che stava per compiersi. Al mezzo del cerchio umano che s’era creato v’era posizionato un tripode di plexiglas sul quale poggiava un prisma ottagonale a piramide troncata della cuspide per permettere di ricevere l’acqua. Sotto tante fontanelle per la distribuzione simbolica dell’acqua nelle diverse direzioni. L’originale realizzazione suggeriva l’idea di un moderno fonte battesimale. L’acqua era il simbolo di questa umanità che la Terra sorregge, una umanità diversa per etnia, per religione, per credenze e per riti, per ceto sociale, per cultura, e …, perché no, per ricchezza e povertà. Ma dopo che ogni diversità si versa nel contenitore risulterà difficile separarla, niente mio e tuo; c’è unità nella diversità, c’è contaminazione reciproca, c’è dinamicità nella ricerca della verità finale.

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Essendo presente a titolo personale Renato Accorinti, sindaco di Messina, ha voluto spendere due parole sulla bellezza del luogo e di quello che in maniera quasi unica si ammira da esso, lo Stretto di Messina, ma anche accennare all’iter avviato in maniera concreta perché il Comune possa avere la gestione diretta dei diversi forti umbertini, tra i quali questo di S. Jachiddu.
A seguire il suggestivo e commovente gesto circolare del passare a ciascuno le anfore piene di acqua e ciascuno a versarla nel prisma di cui sopra. Ognuno formulava un pensiero a secondo della propria sensibilità e soprattutto con una libertà di spirito che non è facile trovare altrove. Così alcuni hanno chiesto perdono alla sorella e Madre Terra per lo sfruttamento selvaggio cui l'abbiamo sottoposta, soprattutto nell'era industriale e chimica e del mercato globale. Altri hanno espresso inni di lode e di ringraziamento per i benefici che da Lei riceviamo. Altri hanno formulato l’impegno per una maggiore cura.
La serata è stata bella. Qualche nuvoletta alla fine ci ha spinto nel cortile del Forte dove tutti hanno potuto condividere il dono di un pezzo di pane (con olio) e un bicchiere di vino. (Carmelo Labate).

 

27Apr/150

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