Messina – «L’affacciarsi sull’ignoto…le motivazioni della personale ricerca del misterioso orizzonte senza limite»

2014_10_11-MontePietà-ALBERI_AMATO2014_10_11-MontePietà-ALBERI_AMATOsabato 11 ottobre con la semplicità che lo contraddistingue Antonio Amato ha dato il fischio d’inizio per la partecipazione e la condivisione con gli amici delle sue ‘fatiche di artista pittore. Le due sale del Monte di Pietà, ben si prestano ad una calma e personale visitazione di “Un percorso esistenziale che è quindi un andare verso la soglia, verso il confine, il bordo del Mondo, ipotizzando che esista una parte di creato a noi non noto e non conoscibile e quindi non Mondo.” Nell’occasione abbiamo oltre allo scritto anche la possibilità di gustare le sue sensazioni raccolte da Emanuele Franciò per Messina Sportiva, (Oltre lo 2014_10_11-MontePietà-ALBERI_AMATOSport)

ITINERARIO Si comincia da un quadro che apparentemente non ha niente a che fare con il resto della mostra. Siamo su uno dei margini del mondo antico, sul bordo alto (altissimo) di scogliere tagliate con il coltello che si affacciano su un orizzonte senza limite (illimite).

E’ il tavoliere di Mohre (in Irlanda), sul confine di un mondo se non del Mondo: da una parte c’è la misura e dall’altra la sua assenza. E’ il limes, il Finis Terrae. il non plus ultra, il confine.

Strana la parola “confine”: con-fine. cioè dove c’è un fine, ma che è anche uno scopo: là dove si può trovare uno scopo.

Il confine tra il nostro mondo ordinato e quello caotico, è la linea dove trovare uno scopo e quindi un senso.

2014_10_11-MontePietà-ALBERI_AMATOIn effetti, l’affacciarsi sull’ignoto è la condizione che consente di porre domande.

Come Mosè. che è “condannato” a fermarsi sul monte Nebo da dove potrà solo vedere la Terra Promessa, anche noi possiamo solo giungere sul confine da dove guardare nostalgicamente il paradiso, luogo dove l’uomo ha conosciuto Dio passeggiando con lui nel tramonto.

Occorre raggiungere quindi, il Finis Terrae. il confine tra il mondo ordinalo e quindi conoscibile dalla ragione dell’uomo, e il mondo caotico) che conserva, come si può ipotizzare leggendo Genesi, l’energia originaria che dovrebbe contenerci “dopo”.

2014_10_11-MontePietà-ALBERI_AMATONaturalmente, il confine non può più essere (o non è mai stato) un confine geografico, fi qualcosa d’altro: è ovunque l’uomo possa sostare e alzare la sua voce.

Pertanto il mio viaggiare verso il confine può metaforicamente essere qualsiasi cosa, ma a me sembra che il bosco, gli alberi, i sentieri, siano luoghi simili per l’uomo moderno, ai confini di cui ho parlalo prima.
La mostra è nella sua sostanza semplice, quasi scontata.

Si tratta solo di alberi, ritratti al limite dell’iper realismo: paesaggi (con alberi), dettagli di boschi, tutto molto “evidente” e di facilissima lettura.

2014_10_11-MontePietà-ALBERI_AMATOMa se si vuole, la mostra può diventare un viaggio all’interno del “creato”, di quello che crediamo essere sialo crealo, sporgendoci sul limite, nella speranza di scorgere qualcosa di altro nella lontananza nebbiosa, guardando l’esistenza e l’esisterne con l’occhio di chi si crede creatura.

Un percorso esistenziale che è quindi un andare verso la soglia, verso il confine, il bordo del creato, ipotizzando che esista una parte di crealo a noi non noto e non conoscibile e quindi non Mondo.

Allora la mia proposta è di indagare le “Selve” (alla maniera di Dante ma anche di Heidegger) in cui vagare alla ricerca dei “Sentieri erranti” (Heidegger) sperando di imboccarli con l’aiuto di “Segnavia” (sempre Heidegger) per raggiungere la radura dove può avvenire l’epifania della conoscenza.

2014_10_11-MontePietà-ALBERI_AMATOLa Radura è quindi la soglia dove appare la pura bellezza: è il luogo dove potrebbe essere possibile diventare Luogo cioè spazio dove Dio si possa manifestare perchè, cosi come afferma Giobbe, la conoscenza può essere depositala solo nel profondo del nostro cuore.

Quindi, il viaggio che propongo a chi voglia soffermarsi un attimo tra grovigli di rami (la Selva) alla ricerca di strade segnate da filari di alberi (i Sentieri) indirizzati da solenni grandi alberi di cui riproduco la forma essenziale, la sostanza (i Segnavia), è in realtà un v iaggio alla ricerca di una bellezza assoluta contenuta nella natura e in particolare negli alberi (gli Eni di Barbalbero), e nello stesso tempo un viaggio interiore nelle profondità della nostra anima.
Perciò. Alberi!

NOTA BLOG – Il G.O.Z. (Gruppo Operativo di Zona-Comunità e Diritti di Villaggio Aldisio) è lieto di questa interazione tra cultura e sport. Dotare i giovani degli strumenti dell’investigazione mediante uno studio finalizzato alla crescita della persona, è la premessa per porsi le domande di senso formulate da Antonio Amato e nello stesso tempo favorisce una più consapevole e serena partecipazione al mondo dello sport.

Orari apertura Mostra – 9.00/ 13.00 – 16.00/ 20.00

Di segno gli alberi come se dovessi “scrivere” un’icona. Come su un foglio di erbario la singola pianta diventa la “Pianta” cosi nelle mie tavole il cipresso diventa il “Cipresso” l’icona dell’albero che così mi appare nella sua sacralità.
Come davanti all’Icona il credente nella pia contemplazione avverte nel profondo della sua anima una presenza, così quando guardo un Cipresso sento dentro di me la coscienza di appartenere a un “Creato”.
Non più il caos originale, ma l’ordine possibile, pur nella dinamica drammatica determinata dalla coscienza dell’uomo e dalla sua relazione con il Mondo mondo.
I miei alberi non sono più “paesaggio”, ma si spingono nella profondità della conoscenza per rivelarci ciò che i sensi non possono dirci: non ho altra strada da proporre se non la meditazione.
Naturalmente solo guardare i miei disegni non può bastare.
Fórse il primo sguardo potrà gustare la bellezza dei cipressi che ritraggo (non quella dei miei
disegni), ma se appena il visitatore vorrà regalarsi un attimo di silenzio e di pausa, potrà (credo) | sentire dentro di se il mondo di cui quel cipresso è la porta.
Come per le icone, la cui “venerazione” ha senso solo se “è inserita in una relazione personale con Dio”* e non bisogna smarrire “il loro significato simbolico, (quello cioè di) essere delle finestre sul Mistero”*, cosi anche la contemplazione del paesaggio e della natura nel suo complesso deve condurre dal visibile all’invisibile, dalla visione sensibile a quella spirituale per non cadere nel paesaggismo, nell’estetismo, nella quadreria da tappezzeria.
Così presuntuosamente vi propongo di guardare i miei alberi (gli Alberi) non solo osservandoli ma consentendo allo sguardo di affondare nel “simbolo” trapassandolo fino al luogo dove lo sguardo e l’udito si fanno acuti e potranno vedere e sentire con il profeta Elia, la “voce di silenzio sottile”.
“Richard Camus SJ – Introducono a: I.Brjancantnov. Sul* tracce dclb Filocalia.
www.car1ofrancio.net

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