Messina – 23° Compleanno della LE.L.A.T. -«Insieme si può»

2013_10_11-ME_23°Anno_LELAT-2013_10_11-ME_23°Anno_LELAT-Venerdì 11 ottobre 2013 – Una giornata cangiante. Il sole del mattino si è trasformato nel grigio con pioggia del pomeriggio. Ma alla Comunità della LELAT, non si pensa alle intemperie, tra poco infatti, si festeggerà con una cerimonia di ringraziamento un piccolo miracolo, il raggiungimento del 23° anno di attività. La 2013_10_11-ME_23°Anno_LELAT-narrazione della storia travagliata, di questa benemerita associazione di volontariato, che ha ridato dignità a tante 2013_10_11-ME_23°Anno_LELAT-persone, la ascolteremo dalla viva voce della sua fondatrice, la dott.ssa Annamaria Garufi. Nella sua forte e decisa testimonianza, si percepisce la grandezza del suo Sogno. Un sogno che poi racconterà al termine della funzione eucaristica presieduta da Don Nico Rutigliano (parroco del SS. Salvatore-Villaggio Aldisio), ben animata da tre giovani guanelliani. Presenti, tutti i componenti la comunità, i due vice, i collaboratori, le famiglie con i bambini e noi del G.O.Z.

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Il racconto, nella sintesi, delle parole di Don Nico: «I motivi che ci vedono qui presenti questa sera, sono noti a tutti, è un anniversario e un anniversario di una fondazione, si festeggia una nascita. Una vita di 23 anni è una vita giovane e allora vogliamo festeggiarla ringraziando il Signore perchè c’è una speranza, c’è una una luce accesa, una fiaccola che arde e una speranza che non si deve spegnere.

...il Vangelo ci indica chiaramente che chi fa il proprio dovere, chi fa il bene non solo, quasi sempre non viene ringraziato, ma molto spesso gli si mettono i bastoni tra le ruote. …per costruire qualcosa di nuovo non bisogna disperdersi in mille rivoli ma essere coesi,vivere in comunione- … e dopo aver fatto il nostro dovere bisogna dichiararsi “servi inutili” – nel senso di aver compiuto tutto quanto era nelle nostre 2013_10_11-ME_23°Anno_LELAT-normali capacità. E tanto più vediamo l’insorgere delle difficoltà tanto più siamo sicuri di essere nella via giusta. E’ molto facile fare il male, ma il bene richiede sacrificio, richiede comprensione richiede fedeltà ai valori fondanti della libertà, della giustizia ma ancor di più della misericordia verso l’altro uomo.”Se vuoi arrivare alla meta- parti prima / Se vuoi arrivarci bene parti insieme agli altri. il che vuol dire Camminiamo insieme.” Walking together”

2013_10_11-ME_23°Anno_LELAT-E’ questo l’alveo in cui si è mossa la LELAT, restituire dignità e libertà ai componenti la Comunità. Le parole della dott.ssa Garufi, sono dei dardi che si incidono in  profondità nell’animo degli ascoltatori. La storia di questi 23 anni è un vero e proprio romanzo vissuto, uno squarcio impietoso sulle manchevolezze delle Istituzioni preposte a risolvere queste problematiche della società.

Piacevolmente controcorrente, la presenza, a titolo personale, del questore dott. 2013_10_11-ME_23°Anno_LELAT-Carmelo Gugliotta, che ha voluto dare una sincera testimonianza da amico e da semplice cittadino. Le sue parole parlano di condivisione, di vicinanza e di fratellanza. Di un nuovo modo di dare risposte ai cittadini. Non Istituzioni distanti e gelide. Ma Istituzioni capaci di empatia, che agevolano il rientro nella vita civile e nella normalità. Le frequenti visite lo hanno sempre arricchito sia umanamente sia professionalmente.

I ringraziamenti di Annamaria, non hanno tralasciato nessuno dei suoi compagni di viaggio, da quelli più antichi a quelli più recenti. Ma voglio terminare questo post con l’immagine della sua commozione quando raccontandomi della preghiera fatta insieme ai membri delle varie confessioni religiose, preghiera fatta rivolgendosi verso il mare in ricordo suffragio dei fratelli africani morti a Lampedusa. Ha sentito che i ragazzini, di Mangialupi, che giocavano a pallone, si sono fermati, hanno interrotto la partita, per pregare insieme agli altri il “Padre Nostro”. E stato come se qualcuno avesse gridato:

“Avete seminato ora si comincia a raccogliere”

Nel 1° filmato ricordiamo con Annamaria i fatti di Lampedusa e la figura dell’Arcivescovo di Agrigento Don Franco Montenegro con la sua Comunità -Vogliamo condividere insieme a voi la loro Guida della “Liturgia penitenziale per ricordare la morte dei nostri fratelli migranti nel mare di Lampedusa” – Per ritrovare il senso delle forti motivazioni che hanno fatto della Sicilia e dei Siciliani una terra accogliente. Ecco il testo della Guida

«La vita è dono e và sempre salvaguardata e difesa, anche quando questa veste i colori diversi della nostra cultura. È sotto i nostri occhi, ormai da diversi decenni, il flusso migratorio che investe la nostra terra e il mare diventa non solo luogo che ci divide da culture diverse, ma in questi ultimi anni, anche luogo dove molti nostri fratelli trovano la morte.

Lasciano la loro terra in cerca di fortuna, in cerca di riscatto e di dignità che spesso viene negata. Per molti di loro, la speranza è spezzata dalle onde del “mare nostrum” e tutto finisce e muore.

Ancora riecheggiano nelle nostre orecchie le parole di papa Francesco a Lampedusa “Immigrati morti in mare, da quelle barche che invece di essere una via di speranza sono state una via di morte. Così il titolo dei giornali”.

Stasera desideriamo chiedere perdono a Dio, se anche noi, travolti dalla paura di culture diverse che approdano nella nostra terra, abbiamo pensato e detto perché questi non rimangano nella loro terra, dimenticando che anche noi siamo stati stranieri in tempi non molto lontani.

La Parola di Dio penetri nella profondità del nostro cuore e ci dia la vera conversione e l’apertura all’accoglienza.»

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